Mafia, sequestro beni Palermo: imprenditore tradito da microspie

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 5 dicembre 2008 • Categoria: Intercettazioni


La Guardia di Finanza ha sequestrato oggi agli eredi dell'uomo un patrimonio di oltre 250 milioni di euro, tra società commerciali e beni mobili e immobili.

Confida al proprio fratello di avere riconosciuto come suo uno dei 'pizzini' trovati nel covo del boss mafioso Bernardo Provenzano subito dopo la sua cattura e pubblicato su un quotidiano, ma non sa di essere intercettato. Cosi', parla anche liberamente del capomafia di Trapani, Matteo Messina Denaro, tuttora latitante. E' stato tradito da una microspia Paolo Sgroi, l'imprenditore palermitano indagato per associaizone mafiosa e morto nell'ottobre scorso. La Guardia di Finanza ha sequestrato oggi ai suoi eredi un patrimonio di oltre 250 milioni di euro, tra societa' commerciali e beni mobili e immobili.

Nel 'pizzini' trovato dalla Polizia nel covo di Montagna dei Cavalli Sgroi faceva riferimento alle catene di supermercati in Sicilia. Ma nell'intercettazione si diceva convinto di non essere "facilmente identificabile". Nella stessa conversazione Sgroi dice al fratello che si deve "liberare di qualcosa" da consegnare il giorno successivo. Cosi', i finanzieri si mettono sulle sue tracce e all'indomani sequestrano un pacco contenente 450.000 euro destinati a una banca svizzera.

Le indagini di natura tecnica e bancaria, anche all'estero, cioe' in Svizzera, hanno permesso agli investigatori di individuare un consistente flusso finanziario che, da una filiale di un istituto di credito di Carini (Palermo), la Banca Popolare di Lodi, giungeva, per il tramite di "spalloni", su un conto cifrato acceso presso un istituito di credito elvetico di Lugano, nella disponibilita' dell'imprenditore Sgroi.

Nella ricostruzione degli investigatori e' stato dimostrato, inoltre, come l'imprenditore Paolo Sgroi, venuto a conoscenza di essere nel mirino degli inquirenti, abbia posto in essere una serie di "manovre elusive" finalizzate a mascherare la diretta riconducibilita' del proprio ingente patrimonio a Cosa nostra e a evitare che gli potessero essere sottratti. Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Palermo e coordinate dal Procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dai pm Gaetano paci e Nico Gozzo.

Fonte Adnkronos

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