Setola, intercettazioni sconvolgenti: "Prima li ammazziamo, poi un caffè"

Scritto da Spiare.com • Sabato, 17 gennaio 2009 • Categoria: Intercettazioni


Killer spietati con una vera passione per la musica e le canzoni che ascoltavano prima di compiere le stragi o a omicidio eseguito. I discorsi registrati tra Giuseppe Setola, il boss dei Casalesi arrestato nei giorni scorsi dopo una lunga latitanza, e i suoi fedelissimi, sono inquietanti e spietati.

Intercettati dai carabinieri - In venti minuti di registrazione, riportati dal quotidiano La Repubblica, i camorristi pianificano, commentano e si promettono il caffè a “lavoro” eseguito: "Uccidiamolo e beviamoci un caffé". I carabinieri del Casertano, guidati dal colonnello Carmelo Bugio, hanno raccolto con le intercettazioni, le prove di fatti di sangue, del fuoco esploso dai sicari contro finestre, abitazioni e gente inerme solo per eliminare i nemici.

La microspia in auto - A muovere le fila, a gestire l’attività c’era Giuseppe Setola, 38 anni, uno tra i più pericolosi affiliati al clan di Casal di Principe, e ora rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Opera a Milano. Capobranco spietato ma fedele ai suoi padrini. Dunque i militari hanno assistito in diretta allo svolgersi dei fatti, ai piani, alle risate e ai commenti, grazie a una microspia sistemata in una delle auto usate dai sicari. Non solo parole però: in quei nastri c’è anche il suono degli spari, dei colpi di pistola. E il freddo accordarsi sulla fine da far fare alle vittime, i due nemici: Salvatore Orabona e Pietro Falcone.


Duplice omicidio - Quello che stanno per mettere a segno, è duplice agguato di Trentola Ducenta, nel casertano. Il 12 dicembre le due spedizioni punitive vengono messe a segno a distanza di pochi secondi l’una dall’altra, nel cuore del paese dove si svolgeva la vita di Setola e dove verrà arrestato venti giorni dopo. Trentola, il luogo della latitanza dello stragista, dove le forze dell’ordine hanno scoperto il covo di via Cottolengo in cui Setola si rifugia con la moglie e dal quale è riuscito a fuggire passando per le fogne.

L'esecuzione nei particolari - Quella sera erano armati fino ai denti: "Ma noi quando arriviamo là chi vogliamo colpire? Tutti e due, dobbiamo uccidere tutti e due, 'na botta in faccia e via''. E la freddezza e l’impassibilità la si capisce da un’altra frase dopo un altro agguato: “Mannaggia, ho finito il caricatore. Vabbé, ora andiamoci a prendere un caffé". Ma alle volte capita che le cose non vanno per il verso giusto e allora i killer si infuriano: “Siamo andati là a portargli i dolci e quello non è sceso. Se anche fosse Gesù Cristo, l'ammo appiccià a costo di andarci di notte". "Vai, vai. L'abbiamo ucciso come un infame...", dice uno degli intercettati e giù la canzone: "Tu sei zucchero per me, dolce, dolce, dolce...".

Fonte Tiscali.it

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