Ci vogliono tre minuti per spiarti via webcam
Scritto da Spiare.com • Venerdì, 25 gennaio 2013 • Commenti 0 • Categoria: Sorveglianza Informatica
Today News ci parla della possibilità, da parte dei cyber-criminali, di spiare le attività di famiglia grazie alla webcam dei computer collegati in rete, a casa nostra. Una specie di Grande Fratello involontario che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza delle famiglie.SPIATI INCONSAPEVOLMENTE - Secondo le autorità americane i cyber-criminali aspettano il momento in cui le persone abbandonano un attimo il computer così da prendere possesso della webcam e scoprire angoli della vostra casa senza che voi possiate minimamente saperlo. Jim Stickley, esperto di sicurezza informatica di TraceSecurity, è riuscito ad accendere la webcam di un computer appartenente a due ragazze per vederle in camera e con la famiglia in sala da pranzo. E per farlo Stickley ci ha messo solo tre minuti.
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Un furto «informatico» risolto grazie alla stessa tecnologia rubata. Per recuperare circa 20 mila euro di computer rubati, la polizia postale bolognese si è introdotta negli stessi pc, «spiando» attraverso la webcam per vedere chi li stava utilizzando: è la prima volta, in Italia, che i poliziotti usano questa tecnica.
Aveva installato una webcam sotto il pavimento dello spogliatoio del solarium comunale del lungomare di Catania, e inviava le immagini di donne nude, riprese dal basso, a un sito Internet statunitense.
Gli studenti delle scuole superiori di Filadelfia, negli Stati Uniti, finora si sono probabilmente considerati fortunati: il locale distretto scolastico di Lower Merion ha infatti fornito loro un laptop a testa in base all'iniziativa one-to-one, creata con l'intento ufficiale di aiutare nello studio anche tramite le nuove tecnologie.
Spiava le colleghe d'ufficio attraverso una sorte di webcam posizionata in bagno.
Quello di sicurezza informatica è un concetto molto legato alla diffusione di Internet, poiché i maggiori pericoli arrivano dalla rete.
Una webcam nascosta in una scatola la riprendeva ogni volta che si spogliava e rivestiva nello spogliatoio dell’asilo nido di Castel Maggiore (Bo) in cui lavorava come educatrice.
Avevano segregato una giovane cinese di 20 anni in un appartamento di via Verdi, costringendola a prostituirsi anche 15 volte al giorno e controllandola a distanza con una web cam collegata a un computer.







