Telefonini: bersagli facili per gli hacker

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 7 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spionaggio

I telefoni cellulari sono un bersaglio facile anche per degli hacker dilettanti: facile immaginare cosa può fare chi è davvero esperto.

Due ricercatori della Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, hanno chiesto a degli studenti appena laureati di improvvisarsi hacker e di entrare nel sistema dei telefoni cellulari per sfruttarli.

Detto e fatto, hanno spiegato Vinod Ganapathy e Liviu Iftode della Rutgers, che si sono avvalsi di un finanziamento dalla National Science Foundation degli Stati Uniti, a dimostrazione di come l'argomento sia considerato molto rilevante.


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Internet e telefonini La guerra mediatica dell’armata di Al Qaeda

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 15 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Sistemi Crypto

Internet. Cellulari. Google. Bluetooth. È la frontiera più insidiosa del Jihad globale targato Al Qaeda. La frontiera mediatica. Una frontiera mobile, in perenne evoluzione per una guerra «virtuale» che non ha soluzione di continuità. Quando non riescono a fare attentati, i jihadisti ci terrorizzano con le minacce. In questo senso Internet è una «bomba perfetta»: Al Qaeda evita il rischio di fallire un'operazione, scuote comunque l'avversario, crea allarme, cattura l'attenzione generale. La sfida telematica non conosce confini. Ha il mondo virtuale come campo di battaglia. In Internet si reclutano gli «shahid» (martiri).

Con Internet si impara a confezionare bombe nel bagno di casa. Attraverso Internet i kamikaze vengono indottrinati. Sono migliaia i siti legati alla nebulosa qaedista che fanno da megafono e al tempo stesso da università per aspiranti jihadisti o per generici simpatizzanti. Ma quello della propaganda non è il solo fronte del Jihad mediatico. L'altro, non meno importante, è quello delle comunicazioni, via Internet, dei qaedisti.


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Migliaia di telefonini illegali per evitare le intercettazioni

Scritto da Spiare.com • Sabato, 21 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Attualità
Migliaia di schede telefoniche Tim con contratti intestati a nomi di fantasia oppure a ignari clienti, attivate con l’utilizzo di documenti di identità falsi e di sostituzioni di persona favorito da una decina di dipendenti del settore commerciale dell’azienda, e poi offerte al dettaglio da negozi compiacenti al costo maggiorato di 10-15 euro a chi voglia avvalersene.

Il risultato indiretto è che migliaia di «fantasmi» diventano «invisibili» alle intercettazioni: perché, acquistando appunto queste schede, telefonano con cellulari la cui titolarità appare in capo o a persone inesistenti oppure — peggio — a cittadini davvero esistenti ma inconsapevoli di poter finire inizialmente nei guai laddove emergesse che dietro lo scudo apparente del proprio nome c’era chi preparava una rapina o incassava l’ultima rata di una frode informatica.

E’ questo il fenomeno — non più limitato come tante volte in passato al pasticcio del singolo negoziante, ma di dimensioni tutt’altro che trascurabili se nel solo mese d’agosto 2008 a Milano sono state messe in circolazione 9.000 schede, e se a Napoli un altro punto di smercio ne ha veicolate 5.000 — individuato dalla Procura di Milano con una decina di perquisizioni svolte ieri dai carabinieri del Nucleo operativo in uffici Telecom di numerose città italiane. Telecom si ravvisa vittima di raggiri operati da una decina di propri dipendenti infedeli contro i quali ha sporto querela per truffa, ritiene di aver già avviato nei mesi scorsi i necessari correttivi organizzativi, rimarca di aver impartito per il futuro nuove direttive operative e di aver a questo scopo anche avvicendato molte poltrone dirigenziali.


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Telefonini, SMS-spia: un allarme parzialmente ingiustificato

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 20 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Cellulari Sms Spia
Nelle scorse ore, sia sui media mainstream, sia sui diversi quotidiani online, sia nella blogosfera, è circolato un vero e proprio allarme sull’esistenza di un sistema in qualche modo in grado di «attaccare» un cellulare di recente costruzione, iniettargli un software-spia in grado di assumerne il controllo, e dare ad una terza persona il potere di aver copia di SMS inviati e ricevuti ed elenchi conversazioni, comandare le periferiche del cellulare (telecamera, microfono, ecc.), geolocalizzarlo e, soprattutto, intercettarne le chiamate.

Tra i primi a lanciare un allarme abbastanza circostanziato è stato il Corriere della Sera, con un articolo «agganciato» al caso Genchi.

Leggendo l’articolo del quotidiano, qualsiasi persona solo «appena smaliziata» nel campo della telefonia cellulare e di Internet si renderebbe immediatamente conto che c’è parecchia superficialità nella scelta dei termini, impiegati spesso in modo improprio e, possibilmente, ad arte per catturare l’attenzione di motori di ricerca e lettori in carne ed ossa.

Non si comprende, ad esempio, il nesso tra lo «spionaggio» e il P2P (Peer To Peer), che pur se non errato in linea di principio tecnologico - l’intercettazione o il comando a distanza avvengono da singolo a singolo, volta per volta - sembra proprio una parola chiave, una keyword messa là solo per consentire la categorizzazione automatica dell’articolo anche sotto quella voce, ultimamente salita spesso agli onori della cronaca.


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Proteggere il cellulare dal malware e dai furti

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 10 dicembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Sorveglianza Informatica

L'antivirus diventa necessario anche per gli smartphone: la soluzione di F-Secure per lo spyware e i furti di dati, con uno speciale blocco anti-ladro.

Quando pensiamo a un antivirus o una soluzione per la sicurezza siamo abituati a intendere un software che protegge il nostro Pc. Oggi però il malware concepito appositamente per dispositivi portatili come smartphone o telefonini è in deciso aumento ed è importante proteggersi in modo adeguato.

Il malware è molto cambiato rispetto a qualche anno fa. I virus non sono più il frutto di ragazzini in cerca di fama, non mirano più a infettare milioni di Pc cme fecero i celeberrimi Loveletter o Sasser. Oggi la maggior parte dei malware in circolazione sono stati concepiti appositamente per poter avere un riscontro economico.

Il mercato degli smartphone e cellulari, fiorente e con dispositivi sempre più potenti, è il terreno naturale dove questo tipo di minaccia è sempre più presente. L'esperienza insegna che dove ci sono soldi ci sono anche crimini, ecco perché ci si aspetta una crescita anche dei pericoli per chi naviga in mobilità. Così come è accaduto per i Pc, ci saranno minacce anche per gli smartphone.

Per il momento a essere colpiti sono soprattutto i dispositivi con sistema operativo Symbian e Windows Mobile. Il numero di virus è chiaramente inferiore per diversi ordini di grandezza a quelli concepiti per Pc, però è significativo.

Pensiamo a come si propagano la maggior parte dei virus per mobile, ovvero via Bluetooth. Come sappiamo, viene sempre chiesta una conferma: nessun virus può installarsi senza il consenso dell'utente. Pensate però a quanti utenti, sul proprio Pc, cliccano su Ok per liberarsi rapidamente di qualsiasi popup, senza nemmeno leggere il testo della finestra. Oggi capita spesso che veniamo sommersi da così tanti avvisi di sicurezza che finisce che li ignoriamo Altrettanto facilmente capita che gli utenti accettino una richiesta che compare improvvisamente sul proprio telefonino.


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Intercettazioni, spiati pure gli spot dei telefonini

Scritto da Spiare.com • Martedì, 9 dicembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni

«Black hole», buco nero. Il nome della tanto reclamizzata inchiesta anticorruzione della procura di Larino (sede distaccata di Termoli) che dopo quattro anni langue nel dimenticatoio senza nemmeno approdare a una richiesta di rinvio a giudizio, ben si adatta ai buchi in cassa della giustizia italiana. Già, perché con il deposito degli atti ai difensori è emerso (ingigantito) ciò che quotidianamente salta agli occhi in tantissimi altri processi: allo spreco enorme di denaro per intercettare e trascrivere le conversazioni degli indagati, in quest’angolo di Molise si sono buttati tantissimi soldi per riportare, nero su bianco, centinaia e centinaia di messaggi (in voce e via sms) dei gestori telefonici nonché le chiacchierate intime fatte sul lettino di una ginecologa.

Nel caso in questione si è infatti scoperto che per investigare su un presunto centro di potere guidato dall’ex sindaco di Termoli, nonché ex deputato dell’Udc, Remo Di Giandomenico e da sua moglie Patrizia De Palma, primario di ostetricia, la procura di Larino non s’è risparmiata: secondo i difensori degli indagati, 80mila sono le pagine che riportano le trascrizioni pagate dall’erario 163mila euro. La metà di queste pagine riguardano conversazioni private, anzi privatissime, estranee ai fatti contestati, non utilizzabili al fine dell’indagine.

Il 30 per cento, poi, riporta i numerosissimi messaggi delle diverse compagnie telefoniche, messaggi tradotti e messi in conto al tribunale: «Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile, la preghiamo di richiamare più tardi», «Il cliente è impegnato in altra conversazione», «Servizio chiama ora di...», «Dopo il segnale acustico registri il suo messaggio», «The customer you have dialed, is not available at the moment, please tray later», «... Servizio di segreteria telefonica...» e via discorrendo. Oppure le promozioni degli operatori telefonici incentrate sul «paghi meno e parli di più».


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