Tangenti e camorra: l’affare sporco delle intercettazioni

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 22 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Tangenti a ufficiali dell’Arma. Tangenti agli investigatori della polizia giudiziaria, quelli che lavorano al fianco dei pubblici ministeri. Aziende di intercettazioni che fanno il doppio gioco, lavorando in contemporanea per inquisiti e inquisitori, e sfilando di giorno le microspie che montano di notte. Capitali sporchi della criminalità organizzata investiti nelle società di intercettazioni, quelle cui poi le Procure si affidano. Intercettazioni illegali compiute su ordini di esponenti politici.

Ecco come funziona il mercato delle intercettazioni in Italia. Sono rivelazioni sconvolgenti, quelle che il Giornale è oggi in grado di raccontare in esclusiva. Che ci fosse qualcosa che non andava, nel business arcimilionario del Grande Orecchio che tutti ascolta, lo si diceva da tempo. Allarmi anche gravi erano stati lanciati in un passato recente. Si parlava di traffici non chiari, di prezzi gonfiati, di amicizie, parentele, rapporti preferenziali. Ma erano accuse forzatamente generiche. Adesso, invece, c’è qualcuno che parla. Qualcuno che racconta dall’interno il grande imbroglio. Ed è uno che queste cose le conosce perfettamente. Uno che ha lavorato per vent’anni in questo settore, uomo di fiducia della Procura della Repubblica di Milano e di tanti altri uffici giudiziari. Oggi ha deciso di parlare.

Si chiama Vittorio Bosone, è nato a Milano nel marzo 1953. Il 7 aprile 1978 ha creato la Ies. «Sistemi di sicurezza e telecomunicazioni», dice neutralmente la ragione sociale. In realtà la Ies fa un lavoro diverso: affitta alle procure di tutta Italia microspie, satellitari, gps, tutte le diavolerie che servono a realizzare intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli affari vanno bene. La piccola Srl nel tempo diventa un colosso. Il fatturato sale, sale, sale. Tredici milioni nel 2004. Dodici milioni nel 2005. Vittorio Bosone è una presenza fissa, quasi familiare, nel corridoio della Procura milanese, negli uffici dei pubblici ministeri, delle forze dell’ordine. Fa un lavoro delicato, ma tutti si fidano ciecamente di lui. La Ies apre uffici a Iesolo, a Lamezia, a Porto Torres, a Brindisi, a Roma, a Brindisi, a Palermo, a Genova. In tutta Italia le conversazioni più delicate e segrete delle inchieste sulla mafia e sulla corruzione passano per le microspie della Ies.

Poi, qualcosa nel giocattolo si rompe. Il fatturato inizia a scendere. Nel 2006 le perdite superano i ricavi. Nel 2007 su Bosone e sul suo socio Vittorio Magrini iniziano a piovere decreti ingiuntivi e istanze di fallimento. Il 13 dicembre 2007 la Ies viene dichiarata fallita dal tribunale di Milano. Al curatore fallimentare Silvano Cremonesi basta poco per capire che in questo crac c’è qualcosa di strano. Il curatore manda una relazione alla Procura della Repubblica. Bosone si ritrova indagato per bancarotta fraudolenta.


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E la Gola Profonda raccontò "Appalti spartiti come la vecchia Dc"

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 17 dicembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Da centinaia di intercettazioni nasce l'inchiesta di Woodcock e del Capitano Ultimo

L'accusa: un industriale promise duecentomila euro al parlamentare


E' dall'accoppiata di due investigatori che nasce l'inchiesta che sta facendo tremare i palazzi del potere in Basilicata: il pm John Henry Woodcock ed il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, alias "Capitano Ultimo", l'uomo che nel 1993 arrestò il capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina. Sono loro che hanno piazzato decine di microspie in uffici, abitazioni, automobili ed intercettato telefoni, per scoprire il "comitato d'affari" che era sorto attorno all'"oro nero" della Basilicata, principale produttrice di petrolio in Europa. Ed è su queste intercettazioni che è stata costruita l'accusa di pm e investigatori.

Un'inchiesta partita lo scorso anno che coinvolse l'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed il fratello, Marco, ex senatore, i cui nomi vennero fuori proprio intercettando l'imprenditore indagato Francesco Ferrara. Gli atti approdarono prima alla Procura di Roma e poi al Tribunale dei Ministri. In quell'indagine una gola profonda aveva rivelato che al ministero dell'Ambiente si era costituto un "comitato d'affari" per "pianificare" gli appalti in Campania, Basilicata e Calabria, per la bonifica dei territori inquinati da ogni tipo di rifiuti. "Un sistema - rivelò la fonte a Woodcock - che ricorda le spartizioni della vecchia Democrazia Cristiana". E così, indagando su Francesco Ferrara, si sono intercettate le conversazioni che hanno adesso coinvolto l'onorevole Margiotta, i vertici della Total e gli altri imprenditori e politici locali.

Tra le numerosissime intercettazioni telefoniche ed ambientali trascritte negli atti dell'inchiesta della Procura di Potenza (oltre 500 pagine), ve n'è una che - secondo gli inquirenti - proverebbe la tangente da 200 mila euro che sarebbe stata promessa dall'imprenditore Francesco Ferrara al deputato del Pd Salvatore Margiotta.


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