Accertamenti della Finanza sull'uomo dei dossier Telecom. Lo 007 non avrebbe dichiarato 24 milioni di euro. Nel mirino movimenti di denaro per lavori con la Pirelli, transitati da istituti di credito inglesi e tedeschi L'uomo dei misteri è un evasore totale. Lo dicono i finanzieri che, nei mesi scorsi, hanno terminato una verifica fiscale estremamente complicata nei confronti di Emanuele Cipriani, fiorentino, 49 anni, ex-funzionario della Banca Nazionale dell'Agricoltura, «l'uomo dei dossier Telecom », titolare dell'agenzia investigativa Polis d'Istinto. La Finanza gli contesta un'evasione fiscale di oltre 24 milioni di euro per gli anni che vanno dal 1999 al 2004. L'uomo dei «fascicoli segreti » su politici e manager, viene sospettato di aver fatto operazioni estero su estero per aggirare il fisco italiano. In particolar modo, secondo gli accertamenti della GdF, Cipriani — che all'epoca dei fatti era console oronario della della Guinea — ha utilizzato due società estere: la Worldwide Consultants Security Ltd e la Security Research Advisors Ltd. Società che non hanno avuto nessuno alle dipendenze e che non erano operative. Società che per la Finanza sono scatole vuote e che sono stati utilizzate da Cipriani come paraventi per ottenere soldi. Soldi ricevuti grazie alla sua attività informativa, che si è basata anche su «imbeccate» arrivate dai servizi segreti italiani e internazionali.
LE DUE SOCIETA' - L'avvocato Mario Taddeucci Sassolini, che difende Cipriani, dice: «Per ora non abbiamo ricevuto nessun avviso di garanzia. Posso solo dire che stiamo studiando bene le carte». E le carte parlano di due società, quelle di Cipriani (che sono di diritto inglese ma che — per la Finanza — non hanno mai avuto nessuna organizzazione estera stabile), che hanno emesso fatture per lavori di intelligence. I pagamenti di Telecom e Pirelli, sempre stando agli accertamenti, sono stati effettuati estero su estero per poi finire in alcuni conti personali dello stesso Cipriani. Per essere più precisi, le fatture di una delle due società inglesi, indirizzate alla Pirelli, sono state compilate in formato elettronico, che venivano prima stampate e poi recapitate a un commercialista milanese, che a sua volta le spediva a Londra. Ed è dalla city inglese che venivano trasmesse nuovamente alla Pirelli. Motivo: far figurare la provenienza estera delle fatture.
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