COME I SERVIZI SEGRETI INFLUENZANO I MEDIA
Scritto da Spiare.com • Giovedì, 6 dicembre 2012 • Commenti 0 • Categoria: Servizi Segreti
Perché i servizi segreti hanno bisogno di usare i media?I servizi segreti hanno bisogno di influenzare l'informazione, di utilizzare i canali informativi, per molte ragioni. In primo luogo perché serve in qualche modo fare girare alcune notizie che possono risultare utili, questo non significa necessariamente notizie false, i servizi sono indifferenti alla verità, non sono stili, una notizia può essere vera o falsa, l'importante è che sia utile, a snidare un avversario o per esempio a produrre una rottura tra due avversari alleati tra di loro, o viceversa a trovare un alleato, quindi per le ragioni politiche più diverse.
Come fanno i servizi segreti a influenzare i media?
Beh, il meccanismo classico è quello dell'infiltrato, ma è anche il meccanismo meno usato, più costoso, più rischioso, la cosa più importante e facile e ordinaria è lo scambio di notizie, qualsiasi giornalista è alla ricerca di scoop, e qualsiasi agente di sistema informativo è interessato a fare passare degli scoop, magari per contrastare quello di un altro.
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Il presidente americano ha esultato per la missione libica, che a suo parere “sta avendo successo”. Le bombe ‘democratiche’, secondo il premio Nobel per la Pace, avrebbero salvato molte vite. Ma dietro gli ‘insorti’ potrebbe esserci ben altro.
La polizia georgiana ha arrestato 20 persone con l'accusa di essere spie di Mosca, in una mossa che rischia di aggravare la tensione nei rapporti tra i due paesi, protagonisti di una breve guerra due anni fa. Lo hanno detto oggi fonti della sicurezza georgiana. Gli arrestati, tutti cittadini georgiani, sono sospettati di avere creato una rete di spie nell'ex nazione sovietica e di avere passato informazioni segrete alla Russia, come riferiscono le fonti che hanno chiesto di restare anonime. Il ministero dell'Interno georgiano non ha confermato né smentito la notizia. "Non facciamo commenti al momento. Ci sarà un annuncio ufficiale in una conferenza stampa il 5 novembre", ha detto il portavoce del ministero, Shota Utiashvili. La Georgia ebbe la peggio nel breve conflitto con la Russia, iniziato quando i militari georgiani, addestrati dagli Usa, aggredirono la regione ribelle dell'Ossezia del Sud, provocando la reazione russa.
Una volta Cossiga ha dichiarato: «Come a qualcuno piacciono i fiori, a me piacciono le spie». Spie non nel senso volgare, di delatori, ma spie come agenti dell' arcana imperii, dei segreti del potere, o meglio ancora - spiega Pasquale Chessa, suo confidente ed amico oltre che autore di alcuni libri con l' ex Presidente - «del segreto di Stato». Sì, certamente c' era in lui anche l' aspetto ludico e romanzesco per i servizi segreti, l' amore per l' aneddotica, per la tecnologia (dai telefonini alle email criptate), ma ricorda Chessa, per Cossiga i servizi segreti erano una vera e propria «funzione dello Stato, una funzione della politica, non in quanto scaturigine di ricatti e di dossier (o almeno non solo questo), ma in quanto il monopolio della notizia segreta deve essere dello Stato». Eppure Cossiga, almeno ad un certo punto della sua carriera, quando divenne «il Picconatore», cominciò a divulgare segreti a raffica. Non è una contraddizione? «No», ricorda Chessa che una volta gli fece notare che parlava troppo, anche per essere un sardo. «Lui mi rispose: vedi, i sardi si dividono in due grandi categorie: i sardo-muti e i falso loquaci. Io sono del secondo tipo: i falso loquaci parlano tanto ma dicono solo quello che vogliono. Parlava di quei segreti che ormai potevano essere "derubricati"», perché non servivano più. Era un teorico della deperibilità del segreto di Stato».
Lo storico David Alvarez, dopo anni di estese ricerche negli archivi della santa sede e dell'intelligence inglese, francese, italiana, spagnola e americana, ha dato alle stampe I servizi segreti del Vaticano. Spionaggio, complotti, intrighi da Napoleone ai nostri giorni (Newton Compton, 2008).
Un mandato d’arresto, clamorosamente annunciato e poi misteriosamente ritirato poche ore dopo. Una incriminazione per stupro, e un’altra per molestie, ai danni di due donne. Cancellate, anche queste, per insufficienza di prove. E’ partito ieri da una procura svedese l’attacco al carismatico fondatore e direttore di Wikileaks, Julian Assange, l’hacker giramondo che ha fatto della rivelazione dei segreti di Stato la sua battaglia personale, culminata, poche settimane fa, con la pubblicazione di oltre novantamila documenti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan. Un attacco seguito a stretto giro di posta da un articolo del Wall Street Journal, che svela come il Dipartimento della Difesa americano stia cercando di incriminare Assange - cittadino australiano e quindi non soggetto alla legge Usa - o quanto meno di arginare con ogni mezzo la ”falla” che sta mettendo in serio imbarazzo, se non in pericolo di vita, i suoi agenti sul campo.
Lo scambio di spie effettuato la scorsa settimana non è degno di essere discusso. Anche se la storia è senza dubbio adatta a ispirare una fiction televisiva, essa è priva di qualsiasi contenuto appena profondo. Ma la calma riservatezza che la leadership russa ha mantenuto durante tutta la vicenda potrebbe indicare un mutamento sostanziale nella politica estera della Russia.
Con le dieci spie russe rimpatriate dagli Stati Uniti - tra cui la ormai celebre Anna la Rossa - il premier Vladimir Putin ha "parlato della vita" e cantato canzoni patriottiche.
Lo scandalo delle spie che ha tenuto col fiato sospeso il mondo nelle ultime due settimane si è concluso con il più grande scambio di agenti dalla fine della Guerra Fredda. 







