Eurispes, Internet: 91,2% usa Facebook per “spiare”
Scritto da Spiare.com • Lunedì, 4 febbraio 2013 • Commenti 0 • Categoria: Sorveglianza Informatica
L’utilizzo piu frequente di Internet da parte degli utenti abituali è la ricerca di informazioni di loro interesse, (97,4%). Di poco inferiore è la quota di chi invia e riceve mail (94,1%). La maggioranza del campione usa i Social Network per spiare (71,9%), fa acquisti online (63,4%), guarda filmati su YouTube (60,6%). Quasi la metà degli intervistati legge un Blog (49,3%), il 45,2% chatta, il 40,6% gioca con i videogiochi online, il 38,3% scarica musica/film/giochi/video, il 35,6% legge e scrive su un forum. Lo dice l’Eurispes nel Rapporto Italia 2013, presentato oggi. Tra i Social Network Facebook si conferma con ampio margine il piu diffuso anche in Italia: lo usa il 97,3% dei navigatori che partecipano a Social Network. Twitter si conferma al secondo posto usato da quasi un soggetto su 3 (31,7%). Al terzo posto si classifica Linkedin (16,1%), meno diffuso e Pinterest (4,5%).
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La gran parte delle persone che ogni giorno spende il proprio tempo a “spiare” su Facebook la vita di amici e conoscenti è destinata a provare un costante sentimento di invidia. Ciò con grandi ripercussioni sulla propria esistenza, che finisce per diventare più infelice rispetto a quella degli altri. Lo svela uno studio tedesco, condotto da Peter Bxmann dell’Università di Darmstadt e da Hanna Krasnova dell’Università Humboldt, a Berlino. I dettagli di tale ricerca saranno presentati il prossimo febbraio, nel corso dell’undicesima conferenza internazionale Wirtschaftsinformatik (Infomation Systems), che si terrà a Lipsia. Tra le altre cose, secondo quanto rivelato dallo studio tedesco, l’invidia, l’infelicità e tutti gli altri sentimenti negativi che Facebook è in grado di scatenare verrebbero aumentati dal fatto che la maggioranza dei “profili virtuali” è costruita in modo da amplificare – se non addirittura fingere – la felicità personale reale.
Aprire un’
Attraverso l’estensione del FISA Act (Foreign Intelligence Surveillance), le conversazioni dei cittadini americani con l’Estero potranno essere legalmente intercettate. Ecco qual è la sorte che spetta all’Europa.
IL KGB ha ammesso ieri per la prima volta che spiava i reali inglesi. Dopo averlo strenuamente negato per anni, è arrivata la conferma. Gli agenti segreti russi hanno pedinato soprattutto la principessa Margaret, piantando microspie nella sua camera d’albergo durante un viaggio a Copenhagen (Danimarca) nel 1964. Con cimici nel telefono, oltre che nel suo accendino, nel suo portasigarette e portacenere, gli 007 sovietici sono riusciti a raccogliere una serie di informazioni «molto interessanti e parecchio gossip scottante» sulla sorella della regina, compilando un «gigante dossier» sui Windsor, che comprendeva anche la regina stessa e il principe Filippo. Su Margaret ci sarebbero pagine di dettagli, sulle sue «feste alcoliche» e le sue «tante love-story» con una serie di gentlemen di buona famiglia, fra cui spiccano l’aristocratico scozzese Robin Douglas-Home, il baronetto ed esperto di giardinaggio Roddy Llewellyn, il barone scozzese e grande viaggiatore Colin Tennant e Dominic Elwes, pittore del jet set poi morto suicida.
Perché non approfittare dell’informatica per procurarsi accesso libero a tutte le comunicazioni? In Russia il KGB, che adesso si chiama FSB, spia ancora come faceva una volta, se non meglio grazie all’aiuto della tecnologia. Il sistema si fonda su due differenza fondamentali con quelli in uso in Occidente, almeno ufficialmente.
Sun Tzu, nel suo libro ‘L’arte della guerra’, lo aveva specificato senza alcuna remora: “La guerra va vinta prima che si decida di combatterla”. Questo testo, difatti, nell’insieme dei suoi contenuti, rimane il primo grande lavoro che concretizza il primo testo di intelligence ed il suo autore come l’inventore di tale scienza investigativa.In linea a tale principio, l’intelligence israeliana si sta muovendo ormai da anni affinando le sue tecniche e modellandole alle nuove esigenze tecnologiche. La vorticosa rete di spionaggio sotterranea che brulica fra il territorio israeliano e la Striscia di Gaza è qualcosa di così forte da fare invidia alle migliori strategie di James Bond. Da quanto emerge da una ricerca messa in atto dal giornalista Giulio Meotti, l’omicidio mirato nei riguardi dell’ex leader di Hamas, Ahmed, prima ancora di essere annoverato fra le più sopraffine tecniche di innovazione tecnologica degli investigatori israeliani, non è altro che l’ennesima azione di delazione invisibile partita da informatori palestinesi prezzolati da Israele.
Alexander Litvinenko, il dissidente russo avvelenato col polonio, lavorava per i servizi segreti inglesi e spagnoli e la Russia è di sicuro coinvolta nel suo omicidio. Le prove sono state fornite dal governo britannico nel corso di una istruttoria preliminare del procedimento che inizierà nel maggio prossimo. Litvinenko, 43 anni, morì dopo una lunga agonia nel novembre del 2006 dopo aver subito un avvelenamento radioattivo a Londra. La polizia britannica ha identificato un agente russo, Andrei Lugovoi, come principale sospetto, ma Mosca ha finora rifiutato di estradarlo. Il servizio segreto inglese MI6 aveva ingaggiato Litvinenko da diversi anni e l'uomo si incontrava regolarmente nel centro di Londra con uno 007 britannico, nominato solo come Martin.
Perché i servizi segreti hanno bisogno di usare i media?







