Spie, complotti e accuse contro Julian Assange, l'uomo dei segreti
Scritto da Francesco Polimeni • Sabato, 4 settembre 2010 • Commenti 1 • Categoria: Spionaggio
Un mandato d’arresto, clamorosamente annunciato e poi misteriosamente ritirato poche ore dopo. Una incriminazione per stupro, e un’altra per molestie, ai danni di due donne. Cancellate, anche queste, per insufficienza di prove. E’ partito ieri da una procura svedese l’attacco al carismatico fondatore e direttore di Wikileaks, Julian Assange, l’hacker giramondo che ha fatto della rivelazione dei segreti di Stato la sua battaglia personale, culminata, poche settimane fa, con la pubblicazione di oltre novantamila documenti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan. Un attacco seguito a stretto giro di posta da un articolo del Wall Street Journal, che svela come il Dipartimento della Difesa americano stia cercando di incriminare Assange - cittadino australiano e quindi non soggetto alla legge Usa - o quanto meno di arginare con ogni mezzo la ”falla” che sta mettendo in serio imbarazzo, se non in pericolo di vita, i suoi agenti sul campo.
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Con un trasmettitore installato nel parabrezza dell’autovettura del marito, la moglie spiava i suoi spostamenti e probabilmente anche le sue conversazioni. Lo stratagemma è stato scoperto casualmente dal marito solo perché ha avuto un incidente e l’apparecchio è finito sul tappetino dell’auto.
Traccia e registra i nostri movimenti sulla rete. Vede quello che cerchiamo, vede quello che leggiamo o guardiamo. Sa dove siamo. Conosce i nostri interessi, anche quelli che vogliamo tenere nascosti. Controlla il contenuto e i destinatari delle nostre email. Pochi lo sanno, qualcuno lo sospetta, quasi tutti lo ignorano, ma è proprio così. Ci spia. E poi ci scheda, conservando la mole di informazioni che ci riguardano in un database per un anno e mezzo. Otto italiani su dieci che usano Internet sono finiti nei database di Google. Più riesce a conoscerci, più specifica, corrispondente ai nostri gusti e quindi efficace sarà la pubblicità che ci farà trovare sui siti che visitiamo. Per i cervelloni del marketing è semplicemente behavioral advertising, pubblicità personalizzata. I difensori della privacy, invece, usano un termine più sinistro: profiling. Profilazione degli utenti. Ormai lo fanno quasi tutti i più grossi operatori del web. Ma nessuno in maniera capillare quanto il gigante di Mountain View. Ma quante informazioni riesce a raccogliere il colosso della rete?
Ai manager piacciono i social network e utilizzano per lo più Facebook. Ma oltre alle diverse opportunità della rete sociale un manager su tre ammette: usa i social network per spiare sottoposti e colleghi. Mentre uno su due si dichiara d’accordo a proibirne l’uso in orario d’ufficio. È quanto emerge da una indagine realizzata su oltre 400 manager da Adico, l’associazione italiana per il marketing le vendite e la comunicazione, per capire usi e comportamenti dei professionisti che decidono le strategie di mercato delle nostre aziende, rispetto ai social network. Nella classifica individuata da Adico risulta che in testa tra quelli utilizzati con maggiore frequenza dai manager c’è Facebook, con il 38,5% delle preferenze e Linkedin con il 37,4%. Da considerare però che la domanda prevedeva una “preferenza secca”. È evidente che nell’uso quotidiano entrambi possono essere utilizzati contemporaneamente.
La corte d’appello di Varsavia ha disposto l’estradizione verso la Germania di Uri Brodski, presunto agente segreto del Mossad israeliano, coinvolto nell’assassinio a Dubai di un leader di Hamas. L’uomo, sospettato di essersi procurato un passaporto in seguito impiegato dal commando in azione a Dubai, lascerà presto la Polonia, come spiega il suo legale. “Dovrà essere estradato entro dieci giorni dalla sentenza. In Germania ci sarà anche una indagine penale a suo carico”. Il cittadino tedesco non è accusato di aver partecipato materialmente all’assassinio, nel gennaio scorso negli Emirati, di un leader di Hamas, Mahmud al-Mabou, ma solo di aver favorito il delitto, fornendo documenti falsi.
Si chiama Google Alarm ed è un'applicazione che consente di essere avvertiti quando Google sta catturando dati dell'utente mentre naviga. Il computer emetterà un suono, simile a quello prodotto dalla fastidiosa vuvuzela, la tromba usata durante i mondiali in Sudafrica. L'applicazione Google Alarm è stata sviluppata da
Nel Regno Unito si sono concluse le indagini avviate nei confronti di Google per l'ipotesi di violazione della privacy causata dai metodi adottati da Google per mappare strade e connessioni WiFi per il suo servizio Street View. Gli investigatori britannici nell'inchiesta aperta hanno avuto modo di visionare i dati così raccolti da Google e hanno ritenuto che non sia stata raccolta alcuna informazione rilevante illecitamente rispetto al quadro normativo locale. L'Information Commissioner Office (ICO), che vigila sulla privacy britannica, ha stabilito che "è improbabile che Google abbia catturato quantità rilevanti di informazioni personali. Non vi sono inoltre prove che eventuali dati in questo modo raccolto abbiano danneggiato o possano in futuro danneggiare un qualsiasi individuo".
«Tutto e il contrario di tutto». Sono le parole usate da un ex 007 per definire quello che appare nel mondo delle spie. Ed è quello che potremmo dire di Christopher Robert Metsos. Il finto canadese «di origini ungheresi» era in realtà un agente segreto. Ma al servizio di chi? Il suo nome appare nell’indagine sul
Una guerra disastrosa: è il ritratto del conflitto in Afghanistan che emerge dalla poderosa fuga di notizie innescata dal sito Wikileaks, il portale Internet creato proprio per pubblicare documenti riservati, autore nel passato di numerosi scoop. 
