Facebook Spia: il social network al servizio della “legge”
Scritto da Spiare.com • Lunedì, 11 ottobre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Sorveglianza Informatica
Uno dei motivi per cui Facebook non piace a tutti è che il social network si è sempre mostrato così tanto collaborativo con CIA, FBI e – nel caso di Facebook Italia – con la Polizia Postale, da insinuare in molti il sospetto che sia nato appositamente per questo. Nel gennaio del 2008, il quotidiano britannico The Guardian metteva in evidenza la carriera e le tendenze ultra-conservatrici di due pezzi grossi di Facebook. Mark Zuckerberg viene considerato – oggi come allora – un geniale geek, ma poco di più. I sospetti di un Facebook Spia nascono dalla presenza nello staff dirigenziale del social network di personaggi come Peter Thiel – inventore di Pay Pal, ultraconservatore che vorrebbe ridisegnare il mondo secondo valori in cui prevalga il libero mercato e il governo abbia un potere limitato – e Jim Breyer - a capo della National Venture Capital Association, la potente associazione di chi investe negli Zuckerberg di turno, composta da persone molto ricche e molto, molto influenti.
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Un furto «informatico» risolto grazie alla stessa tecnologia rubata. Per recuperare circa 20 mila euro di computer rubati, la polizia postale bolognese si è introdotta negli stessi pc, «spiando» attraverso la webcam per vedere chi li stava utilizzando: è la prima volta, in Italia, che i poliziotti usano questa tecnica.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo, si tratta di cracker (informatici criminali e senza scrupoli) e non di hacker (padri dell'informatica e linfa vitale di questa scienza) quelli che starebbero "spiando" le Gmail, ovvero le buche delle lettere più diffuse del terzo millennio. Il fatto che usiamo la parola hacker nel titolo è perché i sistemi automatici di posizionamento potrebbero mettere questa notizia tra i prodotti da forno se scrivessimo cracker, ma l'intelligenza artificiale è quella che passa al convento. Secondo "threatpost.com", meglio conosciuto come le news del famoso antivirus e firewall Kaspersky, Google starebbe avvisando i suoi utenti con un messaggio automatico il quale dice che il proprio account potrebbe essere stato visitato recentemente dalla Cina. Chi trova questo messaggio all'interno della sua Gmail potrebbe essere "attenzionato" da una squadra di cracker cinesi che spiano all'interno della sua posta.
La vittima dell'ultima azione di controllo è il Baikal Environmental Wave, un gruppo ambientalista che contesta al governo russo e al Presidente Putin la decisione di voler riaprire una fabbirca che ha provocato un notevole inquinamento sulle rive del lago Baikal, in Siberia. La forza pubblica, in pieno stile sovietico, ha perquisito gli uffici dell'associazione, adducendo come motivo la ricerca di software illegale e contraffatto, sotto richiesta del gigante americano Microsoft.Tattica contro i dissidenti - La notizia non è però una novità: Microsoft e altri big americani del mercato, cercano da tempo di contrastare la pirateria del software nell'Est europeo e, per riuscirci, hanno fatto espressa richiesta ai governi di quei paesi. Ma queste perquisizioni alla ricerca di software piratato, stando alle affermazioni dei gruppi dissidenti, vengono però prese come mero pretesto per poter requisire i Computer e smorzare così la loro azione politica e risonanza pubblica.
Sbirciare nel profilo Facebook dei propri figli adolescenti e' come leggere il loro diario segreto, e non andrebbe fatto.
Secondo l’ultimo rapporto della dell’X-Force Research and Development team della IBM sulla sicurezza in rete il vero tallone d’achille sarebbero le famose “App“.Grazie a queste Applicazioni gli hacker si intrufolano negli iPhone, smartphone e ogni altro dispositivo mobile che ha accesso alla rete via connessione dati o Wi-Fi.Diventati ormai dei piccoli computer da viaggio anche questi dispositivi sono caduti inesorabilmente nella rete di virus e hacker.
Ai manager piacciono i social network e utilizzano per lo più Facebook. Ma oltre alle diverse opportunità della rete sociale un manager su tre ammette: usa i social network per spiare sottoposti e colleghi. Mentre uno su due si dichiara d’accordo a proibirne l’uso in orario d’ufficio. È quanto emerge da una indagine realizzata su oltre 400 manager da Adico, l’associazione italiana per il marketing le vendite e la comunicazione, per capire usi e comportamenti dei professionisti che decidono le strategie di mercato delle nostre aziende, rispetto ai social network. Nella classifica individuata da Adico risulta che in testa tra quelli utilizzati con maggiore frequenza dai manager c’è Facebook, con il 38,5% delle preferenze e Linkedin con il 37,4%. Da considerare però che la domanda prevedeva una “preferenza secca”. È evidente che nell’uso quotidiano entrambi possono essere utilizzati contemporaneamente.
Un torrent da 2,8GB sta fluttuando nella Rete con il suo carico di dati di 100 milioni di profili Facebook. Ma non abbiate paura: erano tutti dati già pubblicamente disponibili.
Analizzando la Normativa sulla Privacy del più grande social network esistente, tra le altre cose che già si sanno ovvero: utilizzare le nostre informazioni, avere i diritti sui nostri contenuti, monitorare le nostre “chattate” ecc… . (Per chi vuole approfondire clicchi 







