Intercettazioni, imprese in crisi

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 1 dicembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni

Una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera e indirizzata  al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio per dire che c’è una forte crisi e così non si può andare più avanti. E’ la forma di ‘protesta’ scelta dalle imprese delle intercettazioni per chiedere al ministero della Giustizia, ancora una volta, di prendere provvedimenti."Un problema che esiste da anni - spiega a Tgcom il presidente di I.L.I.I.A Walter Nicolotti - e che necessita di soluzioni sia nell’immediato, sia nel futuro”.

Di fatto, le imprese del comparto intercettazioni dichiarano che non possono accettare nuovi incarichi dalle Procure della Repubblica a causa dello stato di crisi dovuto ai crediti scaduti da diversi anni, vantati nei confronti del Ministero della Giustizia che, al 31 dicembre 2010, sfioreranno i 500 milioni di euro.


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Intercettazioni/ Allarme tecnici, senza soldi rischio crack

Scritto da Spiare.com • Domenica, 24 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni

E' ancora allarme dei tecnici inmateria di intercettazioni : rischio collasso per le aziendedel settore se lo Stato - unico cliente - non paga , e"subito", i soldi di cui e' creditore per il lavoro svolto surichiesta delle Procure.

A due settimane dal voto della Camerasul ddl intercettazioni, quattro societa' che - erogano,sottolineano, il 60% circa dei servizi usati nelle procured'Italia (AREA spa, InnoVa Spa, Rcs spa, Sio spa) -'denunciano' in commissione giustizia alla Camera di vantare uncredito complessivo pari, ad oggi, "a circa 160 milioni dieuro". Fanno capire che l'ipotesi di arrivare a stabilire untetto per le intercettazioni e' arduo, se non impossibile.

Spiegano infatti: " se la procura di Bologna accanto allagestione ordinaria diventa titolare dell'omicidio del dottorMarco Biagi o di quello del piccolo Tommaso Onofri - e'difficilissimo stabilire un budget" a priori.


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Il grande orecchio sepolto dai debiti

Scritto da Spiare.com • Martedì, 24 marzo 2009
Altro che leggi di riforma: al governo Berlusconi basterà aspettare ancora qualche mese e delle intercettazioni non sentiremo più parlare. Se il Ministero del Tesoro non darà infatti ordine alla Banca d’Italia di saldare i debiti contratti dalle Procure per centinaia di migliaia di intercettazioni eseguite negli ultimi anni, le società che si occupano di fornire il know-how tecnologico per registrare telefonicamente e ambientalmente gli indagati d’Italia potrebbero fallire. I dati forniti dal Guardasigilli Angelino Alfano parlano chiaro: il debito per le intercettazioni ammonta attualmente a più di 400 milioni di euro.

E se si pensa che solo tre aziende, tutte collocate tra Milano e Cantù, fatturano da sole oltre il 70 per cento dei costi in Italia, si capisce come lo scenario prospettato poc’anzi non sia affatto fantasioso. La Sio di Cantù, la Rcs di Milano e la Area di Binago, tutte Spa, sono infatti creditrici nei confronti dello Stato di oltre 140 milioni di euro, cifra che cresce esponenzialmente con il passare dei mesi e che non può essere bloccata pena l’interruzione delle intercettazioni.

«Il ministero non ha avuto neanche la decenza di convocarci - dice furibondo Alberto Zappa, segretario provinciale della Fim Cisl di Como, che si sta occupando della crisi del settore - e ora rischia di mettere in seria difficoltà la prosecuzione e la stabilità delle aziende che rappresentiamo». A rischio ci sono 300 posti di lavoro: tutto personale altamente qualificato con una specializzazione nel settore che pare non abbia eguali al mondo. Da mesi vivono ormai con l’angoscia di non ricevere più lo stipendio visto che le loro aziende sono già fuori bilancio di oltre due esercizi di credito. «Nessuno considera oggi i riflessi sull’occupazione - continua Zappa - e nemmeno che la discussione tutta politica della vicenda, ad oggi ha impedito di fare una seria informazione di come funziona il sistema delle intercettazioni, di quanto si spende e dove sono i costi improduttivi».


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I dati delle intercettazioni delle procure molisane

Scritto da Spiare.com • Martedì, 10 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Mentre, in Parlamento, sta approdando il tema delle intercettazioni, sono già in tanti (pure in Molise) coloro che sostengono che il caos collegato a dette operazioni di polizia giudiziaria debba essere risolto, soprattutto perché:

1. il loro costo - già nel 2007 - è stato di 224 milioni di euro;
2. le utenze telefoniche interessate sono state in quell'anno 112.623;
3. gli ambienti messi sotto tiro assommavano allora a 10.493.

Chi scrive non è pregiudizialmente contrario alle intercettazioni ambientali; ma ritiene che un'eccezione non possa diventare una regola procedurale, con le conseguenze economiche sin troppo note. Ma vero è che, per lo meno i molisani (black hole permettendo), vivono - per fortuna - in una realtà territoriale dove la Giustizia spende ancora "poco" nel settore.

Secondo i magistrati, se venisse posto un limite a simili operazioni, ne riuscirebbe vanificato l'esito di ogni indagine. Sarà pur vero, ma lo è anche il fatto incontestabile che le trascrizioni, prima che sulla scrivania del giudice, finiscono quasi sempre sulle colonne dei giornali. Perciò, la domanda da porsi dovrebbe essere:"Ma le intercettazioni sono un sintomo, oppure la giustizia sta veramente degenerando nel giustizialismo?".

Ciò posto, vediamo sino a che punto sia vero che le Procure della Repubblica italiane spenderebbero in maniera esagitata per attivare una intercettazione telefonica o per celare una "cimice" che consenta di ascoltare.

Stando ai dati (aggiornati all'ottobre scorso), che il Ministero della giustizia ha potuto fornire grazie ai contenuti delle relazioni trasmesse da 146 Procure su 165, il censimento che ne è conseguito è riuscito a quantificare il debito maturato dallo Stato, risultato ammontante ad oltre 350 milioni di euro.


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