Microsoft: la privacy perfetta non esiste
Scritto da Francesco Polimeni • Mercoledì, 4 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Privacy
Un lungo post, scritto dal general managerDean Hachamovitch, attualmente a capo della squadra di sviluppatori impegnati su Internet Explorer 8. Un'occasione per spiegarsi, per chiarire alcuni punti su InPrivate Filtering, ovvero la feature del browser made in Redmond finita tra di recente tra le pagine del Wall Street Journal. Un dibattito interno sarebbe avvenuto nel 2008, quando gli alti rappresentanti del marketing e dell'advertising di BigM l'avrebbero spuntata sugli stessi sviluppatori di IE8, desiderosi di rendere il nuovo browser all'avanguardia per quanto concerne la tutela della privacy online.
Ma non esisterebbe una feature perfetta, non per una tutela ottimale della riservatezza degli utenti. Almeno secondo Hachamovitch, che ha ora offerto il punto di vista ufficiale di Microsoft all'interno di un post apparso sul blog ufficiale di Internet Explorer. Alcune delle tecnologie attualmente utilizzate per il tracciamento sarebbero allo stesso tempo essenziali per molte funzionalità basilari online.
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La spy story delle 11 spie russe scovate negli Stati Uniti riserva ancora delle sorprese: tanto che sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda. C'è, infatti, un dodicesimo agente dormiente, una talpa nascosta proprio nel cuore pulsante di un colosso dell'IT americano.
Il caso era scoppiato qualche giorno fa, con il monito dell'"Autorità federale per la sicurezza nella tecnologia dell'informazione" tedesca. Da Berlino era arrivato il consiglio: "Non usate Internet Explorer perché non è sicuro, meglio altri browser".
"Microsoft non ha mai messo e non metterà mai backdoor in Windows". Questa
C’è una maggiore attenzione alla sicurezza dell’utilizzatore domestico rispetto a quello aziendale: le infezioni da worm nelle aziende sono raddoppiate in sei mesi, quelle registrate in casa si sono ridotte di un quinto. È questo il dato più interessante che emerge dal Sir (Security Intelligence Report) presentato annualmente da Microsoft. Per il resto poco cambia nel nostro paese.
Con Google Chrome 3.0, ogni volta che l’utente preme un tasto parte un procedimento automatico che invia a Google un pacchetto di informazioni.
Oggi parte la kermesse di
La CIA è convinta che lo spionaggio delle piattaforme di social media possa dare ottimi risultati in termini di "Intelligence".
