Il bandito Giuliano è ancora un mito
Scritto da Spiare.com • Domenica, 31 ottobre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Attualità
Sapere o meno se quel corpo riesumato nel cimitero di Montelepre sia di Salvatore Giuliano oppure di un sosia sicuramente offrirà altro materiale sul tavolo degli storici. Ma poco aggiungerà alla vicenda di un bandito che terrorizzò la Sicilia del dopoguerra. Un eroe per qualcuno, sicuramente un uomo che nella sua breve vita, è morto a soli 28 anni, si è lasciato alle spalle una lunga scia di morti: carabinieri, braccianti, e perfino bambini. Un uomo che ha rubato, rapito, ucciso. Ma che è riuscito a dare un senso politico ai suoi crimini, che ha avuto rapporti controversi con la mafia, stretti con i servizi segreti e in particolare con la Cia, che ha avuto amicizie tra i politici che lo hanno utilizzato e poi infine scaricato. E qui il mistero che forse l'analisi del cadavere potrebbe riuscire a risolvere solo in parte. Sappiamo che, nel 1950, Salvatore Giuliano era solo un pericolo pubblico, non serviva più a nessuno.
Un idolo a Montelepre. Doveva aveva parenti e amici. Ma ingombrante e pericoloso anche per quegli indipendentisti che avevano accettato la via della legalità e che in parte erano entrati nella Dc. Non più utile ai servizi americani che dopo le elezioni del 1948 non avevano più bisogno di questa figura. Il pericolo comunista era sventato e così anche l'obiettivo di staccare la Sicilia dall'Italia. E Giuliano non serviva più.

LA CAMPAGNA di (dis-)informazione che ha occupato i mass media e il dibattito pubblico degli ultimi anni ha convinto molti italiani che le intercettazioni sono uno strumento pericoloso ed insidioso, usato in modo liberticida da una magistratura inquirente che tiene di fatto tutti i cittadini sotto controllo. Prevalgono slogan e semplificazioni, di cui sono esempi lampanti l’affermazione tranchant di un politico di lungo corso come l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella il quale, nel dicembre 2007, ha dichiarato che “Le intercettazioni sono un’emergenza civile”, e le dichiarazioni, non meno drastiche, di un famoso giornalista come Bruno Vespa, il quale, nel corso di un dibattito televisivo piuttosto concitato, ha affermato che “Le intercettazioni sono una schifezza” (sic!).
Il filo rosso che lega pezzi dello Stato, servizi e mafie, oggi viene alla luce destando clamore con le rivelazioni di Ciancimino, ma parte da lontano. Imposimato, un protagonista di quegli anni della storia italiana, ripercorre le tappe del patto scellerato.
ll Comitato parlamentare che vigila sui servizi segreti ha chiesto gli atti dell'omicidio Borsellino.
C'è puzza di spie in ogni strage siciliana. Misteri di mafia e misteri di Stato.
Intercettazioni solo in caso di “evidenti indizi di colpevolezza” e se “assolutamente indispensabili”, archivio “riservato” per custodire telefonate e verbali e processi in radio e in televisione solo se c’è l’assenso delle parti. Bisognerà che si adeguino, anche, pubblici ministeri e giudici, specie se con il vizio di “parlare troppo”.
C'è anche un tecnico anti-intercettazione al servizio delle cosche mafiose fra gli arrestati nell'operazione 'Cerbero' che ha smantellato la rete di riscossione del racket delle 'famiglie' di Porta nuova e Brancaccio a Palermo.
Nessuna modifica alla disciplina delle intercettazioni per le inchieste sui reati di mafia.
Il disegno di legge sulle intercettazioni prosegue il suo cammino parlamentare, apparentemente inarrestabile, qualcosa che la maggioranza deve a ogni costo condurre in porto perché c’è un ordine a cui non si può dire di no.







