Privacy, la Germania vara nuove regole Vietato spiare i dipendenti su Facebook
Scritto da Francesco Polimeni • Martedì, 24 agosto 2010 • Commenti 1 • Categoria: Privacy
Inclinazioni sessuali, consumo di stupefacenti, abitudini e stili di vita poco ortodossi fuori dall’orario di lavoro? Per i datori di lavoro tedeschi queste informazioni non potranno più essere affare loro, o almeno non potranno usare legalmente queste informazioni per colpire con provvedimenti o per motivare licenziamenti dei loro dipendenti. Stesso discorso vale per chi si sta candidando a un posto di lavoro: la ricerca di informazioni che esulino dal contesto professionale verrà vietata per legge in Germania, grazie a una legge che mercoledì 25 agosto dovrebbe essere votata e approvata dal gabinetto tedesco. Un bel passo in avanti che non riguarda soltanto la sfera dell’identità online degli impiegati, ma si allarga anche al monitoraggio video dei loro movimenti attraverso l’uso di telecamere, così come allo spionaggio di comunicazioni via email e via telefono, anche se della ditta.

"Sistema e metodo per modificare la rilevanza dei risultati della ricerca attraverso un'attività di monitoraggio": è il titolo abbastanza innocuo di un brevetto ottenuto da Google, che aveva presentato domanda nel 2005. Si tratta di un sistema per valutare gli interessi degli utenti del motore di ricerca analizzando i movimenti del cursore.
Presidente Amato, lo scambio di spie tra Russia e Stati Uniti fa l’effetto di un tuffo nel passato, un revival in stile Le Carré. Queste ci sembrano spie della porta accanto...
Esperti di sicurezza, professionisti dell’usabilità e gestione di notizie e marketing. Ecco come cambiano le necessità di reclutamento di personale nelle aziende italiane sul fronte informatico. Fondamentale avere competenze multidisciplinari.
Si può definire di certo curiosa, nonché sicuramente inedita, l’iniziativa adottata per la prima volta dall’Interpol, che ha deciso di chiedere aiuto a Internet, inteso come “agli utenti di Internet”, per acciuffare i criminali ricercati in diversi paesi del mondo.
Tutti i dati che partono dalla vostra tastiera e giungono sino ad un computer situato a molte migliaia di chilometri di distanza percorrono una grande quantità di cavi e mezzi fisici diversi e vengono trattati da un notevole numero di computer.
Saranno anche sopravvissuti alla Guerra fredda e a missioni ad alto rischio contro i terroristi islamici, avranno vissuto incredibili avventure in stile James Bond, ma di fronte all’esplosione della Rete, con tutte le sue possibilità e i suoi pericoli, i veterani dei servizi di spionaggio britannici sono costretti a deporre le armi.
Internet. Cellulari. Google. Bluetooth. È la frontiera più insidiosa del Jihad globale targato Al Qaeda. La frontiera mediatica. Una frontiera mobile, in perenne evoluzione per una guerra «virtuale» che non ha soluzione di continuità. Quando non riescono a fare attentati, i jihadisti ci terrorizzano con le minacce. In questo senso Internet è una «bomba perfetta»: Al Qaeda evita il rischio di fallire un'operazione, scuote comunque l'avversario, crea allarme, cattura l'attenzione generale. La sfida telematica non conosce confini. Ha il mondo virtuale come campo di battaglia. In Internet si reclutano gli «shahid» (martiri).
L'uomo ha bisogno di semplificare la realtà che lo circonda, la mente non è in grado di gestire la complessità oltre una certa soglia, assai limitata rispetto all'ambiente in cui viviamo. Questa premessa per giustificare un editoriale di poche righe, scritto in chiusura di un decennio che è stato incredibilmente ricco di eventi, drammatici ma anche "rivoluzionari" per la portata delle conseguenze che hanno avuto e che avranno in futuro.In questo contesto, il ruolo della tecnologia e, in particolare, di Internet, è stato dirompente. 
