Nella giungla delle indagini fai da te

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 19 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Investigazioni private
Si procurano informazioni in maniera illecita grazie ad “amici” nelle forze dell’ordine. Comprano i kit completi per le intercettazioni. Entrano nelle e-mail personali in cerca di dati sensibili. E oltre alle agenzie di investigazione con pochi scrupoli, ci sono privati che si improvvisano Sherlock Holmes. Sfidando la legge

L’investigazione non è solo roba da professionisti. Bastano poche centinaia di euro per trasformare il marito geloso in un detective, e la stanza da letto in uno studio di registrazione. Illegale, naturalmente. Ma a Bologna alcuni negozi espongono tranquillamente in vetrina apparecchiature per intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre ad altri “giocattoli”, come la telecamera nascosta in un bottone o nella montatura degli occhiali. In uno di questi punti vendita, ci hanno proposto un kit completo per intercettazioni ambientali a 600 euro, ma se ci si accontenta di un modello più rudimentale si può scendere sotto i 300.

Entrambi hanno dimensioni ridottissime e funzionano come normali telefoni cellulari. Con il modello economico, basta chiamare il numero associato alla microspia e si può immediatamente ascoltare la conversazione in corso. Preistoria, rispetto alla versione più costosa, dotata addirittura di un sensore che capta autonomamente le voci nella stanza e ti chiama al cellulare.
La vendita non è illegale, l’uso naturalmente sì, come ammettono gli stessi rivenditori. E i rischi non sono pochi, dato che per entrambi i modelli è necessario avere una sim card, il che in teoria permetterebbe di essere identificati. Ma lo stesso rivenditore ci indica una scappatoia: i negozi gestiti da cinesi in via Carracci vendono, a 15 euro, schede telefoniche senza contratto.

Tanta investigazione fai da te, insomma, e tante violazioni più o meno gravi della legge. Non solo da parte di privati cittadini, ma anche di detective professionisti con pochi scrupoli. A Bologna gli investigatori sono tanti, forse troppi, certo non tutti affidabili. Sulla carta, le agenzie sono una trentina, e si può stimare che i Poirot felsinei siano almeno un centinaio. Con un giro di clienti variabile ma rilevante: tutti i professionisti interpellati parlano di alcune decine di casi ogni mese. “Ottenere la licenza dalla Prefettura è troppo facile”, spiega Franco Ponzi, “chiunque pensa di poter fare questo mestiere: dall’ex poliziotto al pensionato in cerca di un passatempo. Le agenzie appaiono e scompaiono a ciclo continuo, spesso durano pochi mesi”. E in un panorama così ampio, è difficile pensare che tutti agiscano secondo le regole. Proprio mentre la politica discute sui limiti alle intercettazioni per motivi giudiziari, in tanti dichiarano candidamente di ascoltare telefonate private. Per non parlare di chi accede, attraverso conoscenze personali e falle nell’apparato burocratico, a dati che legalmente non potrebbe ottenere: sono tanti i detective provenienti dalle forze dell’ordine, che sfruttano i contatti che hanno mantenuto per ottenere “soffiate”.


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