Il “grande orecchio” israeliano spia il mondo dal deserto del Negev

Scritto da Spiare.com • Lunedì, 6 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spionaggio

Possono leggere il testo di questo articolo mentre passa dal mio computer a quello del Messaggero. Possono ascoltare le conversazioni tra l’autore e il giornale. Basta una parola, come Urim - “luci” in ebraico - per mettere in guardia gli agenti che a turno vigilano su milioni di conversazioni e scambi di email alla ricerca di parole chiave. Nella Bibbia, gli urim, luci messe in sequenza, indicano per i sacerdoti la “via”.Circondato dai campi di Kibbutz Urim, nel Negev occidentale, un ricercatore neozelandese ha scoperto una delle più importanti basi d’ascolto del mondo. Qui, le “luci”, una sfilza di trenta antenne e parabole satellitari di grandezze diverse, consentono all’Intelligence militare di Tel Aviv e al Mossad di ascoltare conversazioni telefoniche e leggere email di «governi, organizzazioni internazionali, società straniere, gruppi politici e individui». Nemmeno i cavi sottomarini che collegano l’Europa al Medio Oriente, in particolare quello che parte dalla Sicilia, hanno segreti per gli addetti all’ascolto. Conoscono alla


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Il grande orecchio sepolto dai debiti

Scritto da Spiare.com • Martedì, 24 marzo 2009
Altro che leggi di riforma: al governo Berlusconi basterà aspettare ancora qualche mese e delle intercettazioni non sentiremo più parlare. Se il Ministero del Tesoro non darà infatti ordine alla Banca d’Italia di saldare i debiti contratti dalle Procure per centinaia di migliaia di intercettazioni eseguite negli ultimi anni, le società che si occupano di fornire il know-how tecnologico per registrare telefonicamente e ambientalmente gli indagati d’Italia potrebbero fallire. I dati forniti dal Guardasigilli Angelino Alfano parlano chiaro: il debito per le intercettazioni ammonta attualmente a più di 400 milioni di euro.

E se si pensa che solo tre aziende, tutte collocate tra Milano e Cantù, fatturano da sole oltre il 70 per cento dei costi in Italia, si capisce come lo scenario prospettato poc’anzi non sia affatto fantasioso. La Sio di Cantù, la Rcs di Milano e la Area di Binago, tutte Spa, sono infatti creditrici nei confronti dello Stato di oltre 140 milioni di euro, cifra che cresce esponenzialmente con il passare dei mesi e che non può essere bloccata pena l’interruzione delle intercettazioni.

«Il ministero non ha avuto neanche la decenza di convocarci - dice furibondo Alberto Zappa, segretario provinciale della Fim Cisl di Como, che si sta occupando della crisi del settore - e ora rischia di mettere in seria difficoltà la prosecuzione e la stabilità delle aziende che rappresentiamo». A rischio ci sono 300 posti di lavoro: tutto personale altamente qualificato con una specializzazione nel settore che pare non abbia eguali al mondo. Da mesi vivono ormai con l’angoscia di non ricevere più lo stipendio visto che le loro aziende sono già fuori bilancio di oltre due esercizi di credito. «Nessuno considera oggi i riflessi sull’occupazione - continua Zappa - e nemmeno che la discussione tutta politica della vicenda, ad oggi ha impedito di fare una seria informazione di come funziona il sistema delle intercettazioni, di quanto si spende e dove sono i costi improduttivi».


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