Segreto di Stato, sicurezza e giustizia

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 13 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Storia dello Spionaggio
E’ successo quel che scrivemmo all’epoca dei fatti: la Corte Costituzionale ha confermato che in un Paese appena appena normale la magistratura non può farsi beffe del segreto di Stato ed inquisire, rendendone oltre tutto nota l’identità, una comitiva di agenti segreti, italiani e statunitensi, nel mentre quelli agiscono e fanno il loro mestiere. Abu Omar, che si considerava imam di Milano, era ritenuto un personaggio pericoloso, uno dei terminali del terrorismo.

C’era un interesse degli americani ad impedirgli di agire ed uno di noi italiani a non aprire, con il suo arresto, una questione che sarebbe potuta costare la sicurezza di cittadini che prendono la metropolitana. Quindi due Stati sovrani, nei quali vigono le regole del diritto, ma non per questo della stupidità, decisero di prelevarlo senza il suo consenso e spedirlo altrove. Si può discutere all’infinito sull’opportunità dell’azione, sulla precisione del bersaglio e sulla destinazione del volo che ce lo portò via (grazie al cielo), ma parlare di rapimento era e resta una scempiaggine allo stato puro.

La procura di Milano la pensò diversamente, aprì un’indagine e non solo perquisì i servizi segreti, ma dispose l’intercettazione telefonica degli agenti. Il materiale raccolto era considerato segreto di Stato da due governi, quello presieduto da Prodi e quello che gli è successo, l’attuale Berlusconi. Tirarono dritto. Ma non basta, perché l’allora capo dei servizi, il generale Pollari, pose un problema che qui ritenemmo assai ben fondato e formulato: mi accusano di un reato grave, che faccio, mi difendo venendo meno alla mia lealtà verso lo Stato, quindi violando il segreto, rispondendo e raccontando come stanno le cose, o me ne sto zitto, e questi mi condannano?


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L'Anm: «Con il ddl intercettazioni difficile indagare sulla mafia»

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 10 dicembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, durante l'audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera ha lanciato l'allarme sul ddl intercettazioni, sostenendo che con la riforma messa a punto dal governo sarà sempre più difficile indagare sulla mafia.

«Formalmente le indagini sulla criminalità organizzata si possono fare - ha detto Cascini - ma poi nella pratica questo si rivelerebbe impossibile visto che con il provvedimento del governo diventeranno intercettabili solo reati con condanne superiori ai 10 anni».

E questo significa che «l'indispensabile strumento delle intercettazioni» non potrà essere usato per tutta una serie di reati compiuti normalmente dai mafiosi come, ad esempio, la turbativa d'asta, l'estorsione ecc. ecc. A meno che non si voglia sostenere che la mafia sia solo narcotraffico e omicidio. Con questo ddl, poi sarà impossibile intercettare i detenuti mafiosi quando telefonano in carcere o durante i colloqui con i familiari».


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