Spiati i giudici del caso Ruby

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 5 novembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Attualità

Assume connotati inquietanti e misteriosi il caso nato dalla vicenda di Karima El Mahroug, in arte Ruby, la giovane marocchina fermata per furto a fine maggio e rilasciata dopo le telefonate del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ci sono state, infatti, due misteriose effrazioni in due giorni negli uffici dei giudici titolari dell'inchiesta milanese sul giro di escort in cui sono indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.

I fatti risalgono alla seconda metà di agosto. In un primo tempo è stato preso di mira l'ufficio del presidente dei giudici delle indagini preliminari di Milano: la porta è stata trovata forzata e l'unico armadio chiuso a chiave era scassinato.


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Privacy, Cassazione: Non è reato webcam in cortile condominio

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 5 dicembre 2008 • Commenti 0 • Categoria: Video Sorveglianza
La telecamera in cortile non è reato. Le zone condominiali non sono tutelate dalla privacy e chiunque può installare la propria webcam per difendersi dai ladri. A patto che l’obiettivo non vada a sbirciare oltre gli ingressi e le finestre degli appartamenti.

Smentendo le conclusioni dei giudici del tribunale e della Corte d’appello, la Cassazione apre una "finestra elettronica" sulla videosorveglianza limitando l’applicazione delle norme sulla privacy.

I giudici della quinta sezione penale hanno cancellato la condanna a nove mesi di reclusione e al risarcimento dei danni che era stata inflitta ad una famiglia di Rovereto che per difendersi dagli intrusi aveva installato due webcam sul balcone di casa propria e su un albero nel cortile del condominio.

Le immagini potevano essere controllate o attraverso un qualsiasi computer wi-fi o sul televisore di casa con una presa scart. Ma l’iniziativa di Antonio G. non è andata giù ad uno dei suoi vicini di casa, Pietro C., che lo ha denunciato per “illecita interferenza nella vita privata”, un reato previsto dal codice penale.

Gli occhi elettronici, secondo Pietro, riprendevano non solo tutto ciò che accadeva nel cortile e nelle vicinanze dell’abitazione, ma anche la sua porta di casa e una parte del suo vialetto d’ingresso, che è di sua esclusiva proprietà. Il tribunale di Rovereto prima e la Corte d’appello di Trento poi, nel maggio del 2007, hanno condannato il "videosorvegliante".


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