Fini e D’Alema all’assalto dei servizi segreti

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 2 febbraio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Servizi Segreti

Il 14 dicembre, giorno della mancata sfiducia a Berlusconi, il deputato Carmelo Briguglio, finiano «falco», fece un gesto di apparente responsabilità, un passo indietro: «Mi dimetto dal Copasir - annunciò - perché da oggi Fli è passata all’opposizione». Il Copasir è il comitato di controllo sui servizi segreti, a struttura bicamerale, presieduto in questa legislatura da Massimo D’Alema. Composto da dieci tra senatori e deputati, risponde a una rigida regola delle proporzioni: cinque membri alla maggioranza, cinque all’opposizione.

Con il passaggio di Fli alle minoranze, i rapporti interni si erano quindi ribaltati in 4 (maggioranza) a 6 (opposizioni). Si era creata un’illegalità parlamentare con risvolti politici significativi dal momento che da palazzo San Macuto passano molte questioni che riguardano il premier. Quel passo indietro rimetteva insomma le cose a posto. Ma 43 giorni dopo, sorpresa, Briguglio non si dimette più. Ritira la promessa e l’atto formale.

Il deputato che sarebbe dovuto subentrargli, Pietro Laffranco, del Pdl, rimane al palo. Gianfranco Fini non batte ciglio. Il Copasir diventa una commissione fuori legge. E a palazzo San Macuto accade una cosa mai successa nella storia della bicamerale: il Copasir è al momento congelato. L’audizione del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, prevista per ieri, è stata annullata.

Bonifica ambientale e telefonica


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Tutte le novità del ddl: via la norma sui presidi-spia

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 7 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Attualità

«Via libera alle ronde». La norma-simbolo di questo Ddl sicurezza è senza dubbio quella che legalizza le cosiddette ”ronde”. Significa che l’ultimo testo attualmente in discussione stabilisce che le associazioni di cittadini potranno pattugliare le città, i paesi, i parchi pubblici e tutti i luoghi in cui l’accesso è libero e segnalare alle forze dell'ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Queste associazioni dovranno essere iscritte in elenchi speciali tenuti dal ministero dell’Interno e - ovviamente - non avranno alcun potere di svolgere accertamenti o indagini alcun tipo.

Severi anche i requisiti richiesti per svolgere questo tipo di attività di prevenzione del crimine: oltre ad una fedina penale immacolata, la legge stabilisce che le organizzazioni di ”rondisti” dovranno essere formate prevalentemente da ex appartenenti alle forze dell’ordine. La norma ha suscitato violente polemiche e prese di posizione anche da parte dei sindacati di polizia, nonostante che associazioni del genere esistano già da anni e abbiano dimostrato di poter operare in stretto coordinamento con le forze dell’ordine. Proprio ieri, in piazza Montecitorio a Roma, i segretari di segretari del Siulp, Siap-Ansp, Silp-Cgil, Ugl, Confap-Italia Sicura, Coisp e Uilps hanno manifestato contro la norma, protestando per la «continua e sempre più incalzante erosione del sistema delle regole e dei diritti».


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Intercettazioni, stop di Fini e Bossi "Il voto di fiducia sarebbe un errore"

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 26 febbraio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Altolà di Fini e Bossi a Berlusconi. Niente fiducia sulle intercettazioni. Non solo: modifiche congrue per incassare, quando si andrà in aula martedì 10 marzo, il voto favorevole dell'Udc e spaccare l'opposizione. Pranzano assieme, secondo la nuova prassi dei martedì a Montecitorio dopo i lunedì ad Arcore con la Lega, il presidente della Camera con il presidente del Consiglio. Parlano (anche) di intercettazioni. Il leader di An si fa interprete del malcontento che serpeggia nelle file del Pdl contro un testo, il ddl Alfano ormai battezzato "anti-intercettazioni", che rischia di rendere impraticabile l'uso degli ascolti, di imbavagliare la stampa e mandarla in galera. Lo dice al Cavaliere: "Non possiamo approvarlo così. So che per te la questione è delicata, ma evitiamo di andare troppo oltre". Il premier ha la risposta pronta, soprattutto perché la cronaca gliela serve calda nel piatto: "Caro Gianfranco, avrai ben visto che oggi la procura di Roma ha cancellato quella vergogna delle accuse contro di me e Saccà. Le telefonate saranno distrutte, ma nel frattempo tutto il fango possibile è stato gettato. Questo provvedimento è l'occasione per dire basta".

E basta si dirà, ma alle condizioni di Gianfranco Fini. Che la sua emissaria Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento e presidente della commissione Giustizia, aveva già anticipato 24 ore prima in una lettera al presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca. Maggiori garanzie per il diritto di cronaca con un'anticipata discovery degli atti (rispetto al black out fino al processo) che consenta di raccontare cosa avviene nei palazzi di giustizia e cosa fanno e come lavorano i pm. La soluzione: si può pubblicare, ma solo per riassunto, quindi senza verbali e intercettazioni, tutto quello su cui cade il segreto, cioè quando le carte vanno in mano agli avvocati. Niente da fare per l'emendamento Bergamini: resta il carcere da uno a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate alla distruzione. Si attenuano invece i "gravi indizi di colpevolezza" per ottenere gli ascolti che diventeranno o "sufficienti", o "rilevanti", o "oggettivi", comunque con una formula differente rispetto ai "gravi indizi" richiesti per una misura cautelare. È la linea su cui lavorava il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.

Il timing della giornata - richiesta della procura di Roma sul caso premier-Saccà, colazione Fini-Berlusconi, uscita di Umberto Bossi contro la fiducia ("Sulle intercettazioni è sconsigliabile che il governo la metta"), trattative su come cambiare il testo, assemblea Pdl alla Camera - spiega l'esito finale. Il testo non è blindato, quindi le proteste si attenuano. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano lo sintetizza così: "Noi siamo l'esatto contrario del Pd, perché tra di noi c'è sostanziale unità. Molti dicono che il testo si può cambiare in meglio, ma poi dichiarano che comunque lo voteranno". E la fiducia? Alfano non la esclude: "È presto. Ci vogliono ancora più di dieci giorni. La questione adesso è un'altra. Riunire tecnici e politici (Bongiorno, Ghedini, Caliendo, ndr.). Sistemare il testo in modo da cercare una convergenza con l'Udc che è il nostro interlocutore privilegiato. Domani chiamerò Michele Vietti e parlerò con la Lega".


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