MISTERI ITALIANI DA USTICA A MORO

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 15 gennaio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Misteri inspiegabili

Massimo Ciancimino parla di antichi misteri di Palermo e d'Italia, da Ustica al caso Moro, dagli omicidi di Michele Reina e Pietro Scaglione a quello di Piersanti Mattarella. E riferisce di presunte tangenti che sarebbero state "consegnate da Romano Tronci all'onorevole Enrico La Loggia" (ex Dc, poi ministro di Forza Italia), ma anche di "una somma di denaro (duecentocinquantamila euro) personalmente ed urgentemente consegnata da egli stesso (Ciancimino junior, ndr) nel 2005 a Gianni Lapis e destinata al senatore Carlo Vizzini" (senatore del Pdl, membro della commissione Antimafia).

Nei verbali depositati oggi dai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, al processo Mori, c'e' anche una sorta di riscrittura di vecchi fatti: fonte di Massimo sarebbe stato il padre, Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso del sacco di Palermo, morto nel 2002. E fonte di quest'ultimo, il piu' delle volte, sarebbe stato Bernardo Provenzano o un misterioso uomo dei Servizi segreti, conosciuto da Ciancimino jr. "prima degli anni '80" e che sarebbe stato in grado di parlare della vicenda Moro, quando i Servizi avrebbero chiesto a Provenzano di intervenire per non far liberare il presidente della Dc, sequestrato dalle Brigate Rosse.


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"Mio padre era con Gladio"

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 30 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Controspionaggio

Tra i documenti che Massimo Ciancimino ha consegnato alla Procura di Palermo c’è un appunto scritto dal padre, Vito, l’ex sindaco dc, che rivelerebbe la sua appartenenza alla Gladio, la rete di controspionaggio del Patto Altantico che operò in Italia dalla fine delle seconda guerra mondiale fino all’inizio degli anni Novanta, quando Giulio Andreotti (decretandone la fine perché ormai superata dai nuovi assetti dell’Europa) ne rivelò l’esistenza in Parlamento.

L’appunto manoscritto è stato consegnato ieri mattina dal figlio, insieme con una quarantina di altre “carte”, tra cui la copia originale del famigerato «papello» finora esistente, ma in fotocopia, e custodito negli archivi dei sostituti procuratori di Palermo. Il biglietto sarebbe una sorta di “rivelazione” autografa destinata all’enorme materiale politico e autobiografico che Vito Ciancimino intendeva racchiudere in una pubblicazione, mai ottenuta per il completo disinteresse che allora suscitavano le sue affermazioni. «Ho fatto parte di Gladio», scrive don Vito. E non si sa quanto di altro aggiunge nel corso del “messaggio”. Ovviamente ogni cautela è d’obbligo, quando ci si imbatte in un argomento così scivoloso. I magistrati, infatti, non si sbilanciano, almeno fino a quando non saranno in grado di valutare l’attendibilità dell’appunto e soprattutto fino a che non riusciranno a collocarlo temporalmente e nel clima di quegli anni.


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