Rifiuti a Napoli, la ragnatela tra servizi segreti istituzioni e faccendieri della camorra

Scritto da Spiare.com • Sabato, 12 febbraio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Attualità

Presenze ingombranti e ombre sull’eterna emergenza campana. Nel 2005 l’incontro tra il latitante Michele Zagaria, capo indiscusso dei Casalesi, e delegati delle istituzioni per discutere di affari e rifiuti, con la mediazione di intermediari dei servizi. Le indagini dovranno chiarire i contorni di questo eventuale patto, ma un fatto è certo: gli 007 hanno avuto un ruolo nei periodi più gravi dell’emergenza. “E’ normale che ci fossero agenti dei servizi – racconta una fonte investigativa – . Se dopo anni il problema è rimasto irrisolto tutti i corpi dello stato hanno fatto il possibile, dato il proprio contributo”.

Proviamo a capire meglio queste presenze. Uomini dei servizi segreti entravano e uscivano dal Commissariato per l’emergenza rifiuti a Napoli come se fossero stati a casa loro. Nel periodo di gestione di Guido Bertolaso, l’ex capo della protezione civile dava sempre per scontata questa presenza. Uno degli archivi viventi sullo scandalo rifiuti è Giulio Facchi. Ex sub commissario, imputato nel processo madre che vede sotto accusa anche Antonio Bassolino e i vertici (ex) di Impregilo, racconta che organizzò un incontro tra gli uomini dei servizi proprio con Antonio Bassolino, allora commissario all’emergenza. “Fu io a fissare quell’incontro visto che in altre occasioni – racconta Facchi – mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”.


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LA BONIFICA DELLA CAMORRA

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 31 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Controspionaggio

Durante l'indagine si è appreso che la cosca Zagaria spende ingenti somme per comprare rilevatori di microspie, ossessionata dal fatto di credere di essere sempre intercettata. Ormai è terra bruciata attorno al superboss Michele Zagaria, uno degli ultimi padrini dei Casalesi rimasti in libertà.

La polizia e i Ros hanno eseguito 14 ordinanze, ma una quindicesima è restata lettera morta: riguarda appunto l'introvabile Michele Zagaria.Agli arresti in casa è finito suo padre, Nicola Zagaria, a cui la magistratura ha concesso i domiciliari per l'età avanzata: 83 anni. E' accusato di estorsione.


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Tangenti e camorra: l’affare sporco delle intercettazioni

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 22 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni
Tangenti a ufficiali dell’Arma. Tangenti agli investigatori della polizia giudiziaria, quelli che lavorano al fianco dei pubblici ministeri. Aziende di intercettazioni che fanno il doppio gioco, lavorando in contemporanea per inquisiti e inquisitori, e sfilando di giorno le microspie che montano di notte. Capitali sporchi della criminalità organizzata investiti nelle società di intercettazioni, quelle cui poi le Procure si affidano. Intercettazioni illegali compiute su ordini di esponenti politici.

Ecco come funziona il mercato delle intercettazioni in Italia. Sono rivelazioni sconvolgenti, quelle che il Giornale è oggi in grado di raccontare in esclusiva. Che ci fosse qualcosa che non andava, nel business arcimilionario del Grande Orecchio che tutti ascolta, lo si diceva da tempo. Allarmi anche gravi erano stati lanciati in un passato recente. Si parlava di traffici non chiari, di prezzi gonfiati, di amicizie, parentele, rapporti preferenziali. Ma erano accuse forzatamente generiche. Adesso, invece, c’è qualcuno che parla. Qualcuno che racconta dall’interno il grande imbroglio. Ed è uno che queste cose le conosce perfettamente. Uno che ha lavorato per vent’anni in questo settore, uomo di fiducia della Procura della Repubblica di Milano e di tanti altri uffici giudiziari. Oggi ha deciso di parlare.

Si chiama Vittorio Bosone, è nato a Milano nel marzo 1953. Il 7 aprile 1978 ha creato la Ies. «Sistemi di sicurezza e telecomunicazioni», dice neutralmente la ragione sociale. In realtà la Ies fa un lavoro diverso: affitta alle procure di tutta Italia microspie, satellitari, gps, tutte le diavolerie che servono a realizzare intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli affari vanno bene. La piccola Srl nel tempo diventa un colosso. Il fatturato sale, sale, sale. Tredici milioni nel 2004. Dodici milioni nel 2005. Vittorio Bosone è una presenza fissa, quasi familiare, nel corridoio della Procura milanese, negli uffici dei pubblici ministeri, delle forze dell’ordine. Fa un lavoro delicato, ma tutti si fidano ciecamente di lui. La Ies apre uffici a Iesolo, a Lamezia, a Porto Torres, a Brindisi, a Roma, a Brindisi, a Palermo, a Genova. In tutta Italia le conversazioni più delicate e segrete delle inchieste sulla mafia e sulla corruzione passano per le microspie della Ies.

Poi, qualcosa nel giocattolo si rompe. Il fatturato inizia a scendere. Nel 2006 le perdite superano i ricavi. Nel 2007 su Bosone e sul suo socio Vittorio Magrini iniziano a piovere decreti ingiuntivi e istanze di fallimento. Il 13 dicembre 2007 la Ies viene dichiarata fallita dal tribunale di Milano. Al curatore fallimentare Silvano Cremonesi basta poco per capire che in questo crac c’è qualcosa di strano. Il curatore manda una relazione alla Procura della Repubblica. Bosone si ritrova indagato per bancarotta fraudolenta.


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