"Svetonio", lo 007 che scriveva al boss

Scritto da Spiare.com • Martedì, 16 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Intelligence

Come ogni agente segreto che si rispetti, aveva il suo nome in codice che - ironia della sorte - gli era stato imposto dalla sua stessa preda. Era stato Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra «attenzionato» dall’insospettabile spia, a chiamarlo «Svetonio».

Proprio come l’autore del «De viris illustribus». Per sé, invece, aveva scelto lo pseudonimo di Alessio. E così per due anni Svetonio e il superlatitante Alessio si sono scambiati una alata quanto clandestina corrispondenza puntualmente finita sulle scrivanie degli analisti del Sisde, che ne traevano spunti per la possibile cattura di Matteo Messina Denaro.


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I nuovi boss italoamericani usano Skype "In questo modo non saremo intercettati"

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 12 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Sistemi Crypto

Alcune delle più blasonate case vinicole siciliane se lo contendevano. Il broker Roberto Settineri, arrestato nel blitz di polizia ed Fbi, prometteva a tutti il sogno americano. Ma lavorava a tempo pieno solo per Cosa nostra spa.

Per questo era sempre in viaggio fra New York e Miami, dove abitava ormai dal 1998 e aveva aperto un caffè col nome dei mafiosi televisivi più celebri d'America, i Soprano.

I discorsi d´affari importanti non li faceva però nel suo locale, né al telefono, ma attraverso Skype, un sistema di comunicazione via Internet che non è possibile intercettare. Gli investigatori della squadra mobile hanno ascoltato Settineri che dava consigli ai mafiosi di Palermo, su download, account e banda larga. E poi rinviava per gli "altri discorsi" sulla Rete.


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Arrestato boss 'ndrangheta, aveva apparecchiature per la ricerca di microspie, in casa

Scritto da Spiare.com • Sabato, 13 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Attualità

Latitante sì, ma indossando abiti firmati e pasteggiando a champagne. Era lo stile, pur nelle ristrettezze della clandestinità, di Saverio Trimboli, di 36 anni, arrestato a Platì dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria dopo 16 anni di latitanza. Trimboli, tra i cento latitanti più pericolosi del Ministero dell'Interno, era ricercato sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa nel 1994 dal Gip di Torino per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga.

Il latitante è stato scovato in una casa del centro di Platì di proprietà di una persona emigrata da alcuni decenni in Australia.


Nell'abitazione Trimboli, indicato dai carabinieri, come il capo dell'omonima cosca, aveva ricavato due bunker, uno di trenta e l'altro di 25 metri quadri. Locali volutamente ampi perché, secondo gli investigatori, il latitante li utilizzava quando doveva riunirsi con gli affiliati alla sua cosca


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Intercettazioni: se il pm si rivolge a ditte private deve spiegare il perché

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 23 settembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Intercettazioni

Il caso è per certi aspetti marginale, visto che riguarda non un grande boss ma un personaggio, per così dire, "minore", un presunto mafioso di San Giuseppe Jato. Ma le ricadute, quelle sì, possono essere dirompenti, e riguardare anche grandi casi giudiziari.

La Corte di Cassazione (sentenza numero 887 del 2009) ha annullato senza rinvio l'ordine di custodia cautelare nei confronti di un uomo accusato di collusioni mafiose, Antonio Alamia, disponendone la scarcerazione (era stato arrestato a dicembre del 2008, ndr).

Il motivo? Le intercettazioni che avevano contribuito a inchiodarlo erano state effettuate con apparecchiature private, cosa in sé legittima se giustificata. Ma il pm non aveva spiegato per quale motivo non erano stati utilizzati cimici e registratori pubblici. Di qui l'annullamento, senza rinvio, dell'ordine di custodia cautelare in carcere e la scarcerazione dell'imputato.

La decisione della Suprema corte, anticipata dal Giornale di Sicilia, può avere effetti dirompenti. Sono infatti moltissime le indagini in cui, quasi in automatico, le procure affidano a privati le intercettazioni senza motivare il perché della scelta della struttura. Nel caso in cui si applicasse la decisione della Cassazione a procedimenti già aperti si potrebbero dunque verificare annullamenti a valanga.


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