Pene più severe agli ex agenti Cia

Scritto da Spiare.com • Giovedì, 30 dicembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Servizi Segreti

Non meritano attenuanti gli 007 della Cia responsabili della extraordinary rendition di Abu Omar. La Corte d'appello di Milano ha confermato le condanne di primo grado ma è stata più inflessibile del Tribunale perché ha revocato la concessione delle «generiche» ai 23 agenti segreti americani colpevoli del rapimento dell'ex imam di Milano, aumentando gli anni di carcere da scontare: 9, invece di 8, per Bob Seldon Lady, ex capo della Cia a Milano; 7, invece di 5, per gli altri.

Quanto agli 007 italiani - secondo l'accusa «complici» degli americani - la Corte ha confermato il «non luogo a procedere» a causa del segreto di stato: prosciolti quindi Niccolò Pollari, all'epoca direttore del Sismi (ora Aise), il suo vice Marco Mancini e altri tre, mentre per Pio Pompa e Luciano Seno è stata confermata la condanna per favoreggiamento, ma la pena è stata ridotta da 3 anni a 2 anni e 8 mesi. Tutto da rifare, invece, a causa di un difetto di notifica degli atti, per Jeff Castelli, ex numero uno della Cia in Italia considerato dall'accusa la «mente» del sequestro insieme a Pollari, nonché per Betty Madero e Ralph Russomanno, prosciolti in primo grado perché coperti da immunità diplomatica. La Corte ha infine confermato la condanna (tranne per Seno e Pompa) al risarcimento di 1,5 milioni di euro in favore di Abu Omar e della moglie


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Abu Omar, la spia Usa si difende «Ero solo una diplomatica»

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 15 maggio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Controspionaggio

Sabrina de Sousa, presunta agente Cia ricercata in Italia, esce dall'ombra. E nega di essere la disinvolta Mata Hari coinvolta nel sequestro dell'egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003.

Una «consegna speciale» organizzata ed eseguita dall'intelligence statunitense nei confronti dell'imam accusato di terrorismo. Per negare il suo coinvolgimento Sabrina ci mette la faccia – cosa rara per uno 007 – e si fa fotografare.

Un modo per ribadire che con il rapimento non c’entra nulla: quel giorno di febbraio – ha raccontato al New York Times – ero a sciare con degli amici a Madonna di Campiglio. E mostra, come prova, le ricevute della carta di credito.

LA DIFESA - Già, le ricevute. Proprio la traccia dei pagamenti hanno aiutato durante le indagini, coordinate dai procuratori Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, a documentare il soggiorno e la presenza in Italia del plotone di agenti Cia. Indizi importanti rinforzati da quelli elettronici, lasciati dai telefonini.

«La signora de Sousa – spiega il suo legale Mark Zaid – respinge le accuse mosse dalle autorità italiane. Ed è sorpresa. Il procedimento criminale rappresenta un messaggio agghiacciante all’intera comunità diplomatica e viola le leggi e gli accordi internazionali».


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