Facebook, la privacy non serve più: col “mi piace” il web sa tutto di te
Scritto da Spiare.com • Martedì, 12 marzo 2013 • Commenti 0 • Categoria: Privacy
SONO 58000 gli utenti di Facebook coinvolti nell’ultimo studio dell’Università di Cambridge. Un campione significativo a supporto di un risultato in grado di sollevare interrogativi importanti. Il controllo della privacy online è un parametro reale e in grado di incidere davvero su quanto il web sa di noi, oppure si tratta di un effetto placebo? Secondo lo studio, dalla semplice pressione del tasto “Mi piace” su Facebook, è possibile delineare i profili personali degli utenti con una precisione quasi chirurgica. L’informazione contenuta in un “mi piace” appare come una vera e propria sequenza di Dna digitale, e poco importa se l’utente lascia chiuso il profilo o mantiene i suoi dati sensibili lontano dai “non amici”. E che configura il mondo digitale come ormai sovrapponibile completamente a quello reale, con in più la possibilità di sapere tutto, di tutti, 24 ore al giorno.
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Singoli cittadini, esperti di settore, giornalisti e associazioni a vario titolo coinvolte sui temi del trattamento dei dati digitali hanno pubblicato una lettera aperta ai dirigenti di Skype , per chiedere maggiore trasparenza sulle politiche di privacy. I 106 soggetti, tra organizzazioni e privati, lamentano infatti l’assenza di informazioni chiare da parte della nuova proprietà, Microsoft, subentrata ormai da oltre un anno. L’acquisizione dell’azienda di Redmond ha comportato il trasferimento di giurisdizione territoriale dall’Europa agli Stati Uniti, che ha regole diverse in materia di privacy, e un ricambio totale dei vertici aziendali.
Il Parlamento Europeo si prepara a votare nuove regole per la privacy e la protezione dei dati, e c’è già chi prevede conseguenze nefaste se le l’attuale proposta non subirà modifiche. Eduardo Ustaran, responsabile della privacy e del diritto dell’informazione presso Il Field Fisher Waterhouse , avverte che Facebook, Gmail e altri servizi on-line finanziati oggi dalla pubblicità dovranno chiudere o non essere più gratuiti. Secondo il legale, citato da Zdnet, se i servizi di quel tipo “non fossero più in grado di utilizzare i dati nel modo più vantaggioso o utile per i loro scopi pubblicitari, allora l’utente dovrà scegliere: pagare o interrompere l’uso del servizio”.
La Cina di Xi Jinping, il leader appena chiamato a guidare il Paese nel prossimo decennio, non promette bene sul fronte dei diritti civili. L’agenzia ufficiale Xinhua ha appena annunciato un giro di vite sulle regole per l’accesso a Internet, mascherandolo da iniziativa per tutelare e proteggere le “informazioni personali”.
Mannaggia a Facebook. L’avesse messa a disposizione qualche mese prima – la sua applicazione Poke – e David Petraeus sarebbe ancora direttore della CIA. Come si sa, il focoso ex generale è stato incastrato anche dalle centinaia di messaggi erotici che aveva continuato a inviare all’ex amante Paula Broadwell dopo che lei lo aveva lasciato.
Un bel pomeriggio senza impegni. Una passeggiata, un occhio ai negozi. Vedi un bel vestito. Entri, magari anche solo per fare un giro, per guardarti intorno, senza troppo impegno. Ma c’è qualcuno che ti osserva, ti spia, che ancora prima di entrare ti ha già classificato: età, sesso, gusti. Sa tutto di te. Probabilmente sapendolo in quel negozio non ci saresti mai entrata. Ma cosa vogliono? Mica sei una ladra? Tu vuoi solo farti un giro e non devi per forza comprare qualcosa.
Il Garante per la privacy ha vietato l'uso di un sistema di videosorveglianza in grado di captare anche le conversazioni dei dipendenti. Le telecamere installate presso un call center all'ingresso della sede e nei locali dove sono collocate le postazioni di lavoro sono state 'spente' dall'Autorita' che ha dichiarato illecito il trattamento dei dati personali dei dipendenti. L'impianto composto da quattro telecamere orientabili e dotate di zoom, di cui tre in grado di captare anche l'audio all'interno del call center, era segnalato da cartelli, privi pero' di alcune informazioni obbligatorie, affissi in prossimita' dei luoghi ripresi. A seguito del divieto del Garante la societa' non potra' utilizzare i dati personali trattati in violazione di legge.L'eventuale riattivazione delle telecamere, rileva il Garante, ''dovra' avvenire nel rispetto dello Statuto dei lavoratori, che ammette l'installazione di sistemi audiovisivi, dai quali derivi anche la possibilita' di controllo a distanza dell'attivita' dei lavoratori, solo in presenza di particolari esigenze aziendali organizzative, produttive o di sicurezza del lavoro, previo accordo con le rappresentanze sindacali.
Il Ministero dell'Interno può spiare qualunque cittadino italiano su Facebook. I dirigenti della Polizia Postale italiana, due settimane fa, si sono recati a Palo Alto in California e sono riusciti ad ottenere un permesso con il quale possono controllare profili e pagine del social network senza aspettare la rogatoria internazionale prevista in questi casi. I detective nazionali potranno in questo modo, spiare qualsiasi utente si colleghi ad internet dal territorio italiano, analizzandone post e profili per coglierlo in fragrante quando salta il selciato delle regole digitali.La decisione sarebbe stata presa data la consapevolezza che gli organi di controllo italiani scandagliano già il web nelle loro operazioni quotidiane. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, persino i vigili urbani utilizzano internet nelle loro ricerche. Perché allora non sfruttare le potenzialità dei social network per seguire e scovare probabili criminali?
Si è diffuso su Facebook prima negli StatiUniti, per poi arrivare in Europa e dunque in Italia: stiamo parlando di uno status virale che sta invadendo le home page di milioni di utenti. Lo status in questione parla di privacy, cita una legge statunitense e altro non è che la traduzione italiana di una bufala, peraltro piuttosto curiosa e divertente, che gira oltre oceano già daqualchemese.







