Privacy, Cassazione: Non è reato webcam in cortile condominio

Scritto da Spiare.com • Venerdì, 5 dicembre 2008 • Categoria: Video Sorveglianza


La telecamera in cortile non è reato. Le zone condominiali non sono tutelate dalla privacy e chiunque può installare la propria webcam per difendersi dai ladri. A patto che l’obiettivo non vada a sbirciare oltre gli ingressi e le finestre degli appartamenti.

Smentendo le conclusioni dei giudici del tribunale e della Corte d’appello, la Cassazione apre una "finestra elettronica" sulla videosorveglianza limitando l’applicazione delle norme sulla privacy.

I giudici della quinta sezione penale hanno cancellato la condanna a nove mesi di reclusione e al risarcimento dei danni che era stata inflitta ad una famiglia di Rovereto che per difendersi dagli intrusi aveva installato due webcam sul balcone di casa propria e su un albero nel cortile del condominio.

Le immagini potevano essere controllate o attraverso un qualsiasi computer wi-fi o sul televisore di casa con una presa scart. Ma l’iniziativa di Antonio G. non è andata giù ad uno dei suoi vicini di casa, Pietro C., che lo ha denunciato per “illecita interferenza nella vita privata”, un reato previsto dal codice penale.

Gli occhi elettronici, secondo Pietro, riprendevano non solo tutto ciò che accadeva nel cortile e nelle vicinanze dell’abitazione, ma anche la sua porta di casa e una parte del suo vialetto d’ingresso, che è di sua esclusiva proprietà. Il tribunale di Rovereto prima e la Corte d’appello di Trento poi, nel maggio del 2007, hanno condannato il "videosorvegliante".

Ma la Cassazione, con la sentenza 44156, ha ribaltato le conclusioni dei giudici di merito evidenziando che le zone condominiali sono sostanzialmente aperte al pubblico e anche le “pertinenze del domicilio” (riferendosi al vialetto d’accesso e alla porta dell’abitazione di Pietro) se non sono protette dall’accesso del pubblico non possono essere considerate sotto la tutela del diritto alla riservatezza.

Anzi, sottolineano i giudici di piazza Cavour eventuali “manifestazioni di vita privata” in quelle aree sarebbero “realizzate inopinatamente”. Per la serie: se si vogliono evitare sguardi (elettronici o meno) indiscreti, non ci si ferma nel cortile.

In definitiva i magistrati, nell’annullare la condanna “perché il fatto non costituisce reato”, precisano che Antonio “ha fatto uso del suo diritto di osservare quanto accadeva in zone comuni non protette alla vista, nè sua nè di estranei”.

Fonte Ilvelino.it
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