Sicurezza, alla fermata della metro ora scattano le scorte di papà e mariti
Scritto da Francesco Polimeni • Mercoledì, 18 febbraio 2009 • Categoria: Sicurezza personale
«Se fosse successo a mia figlia non so cosa avrei fatto». Paolo Nardecchia, 54 anni, si stringe in un cappotto marrone. Il cielo non si vede più sotto la fermata della metro Furio Camillo, ma il vento è tagliente. Come quella frase che continua a ripetersi mentre scuote la testa : «Solo il pensiero dello stupro mi fa impazzire». Marco Celentano, 47 anni, inganna il tempo leggendo il giornale stropicciato da una giornata di lavoro e dalla ressa in metro. Aspetta la sua Cinzia, 16 anni, che torna dalla lezione di danza. Paolo, Marco, e tanti altri come loro, impiegati di giorno, "scorte" personalissime di sera , terrorizzati per quello che è successo alla quindicenne al Parco della Caffarella. Alle 19 i negozi su via Appia Nuova sono ancora aperti. Le auto passano. Ma è successo nello stesso quartiere, a una ragazza che quella strada l'avrà fatta mille volte per andare a scuola. E la paura è tanta. Come nei giorni successivi allo stupro di Giovanna Reggiani, quando la fermata di Tor di Quinto era "vigilata" da mariti e papà.
«Lo so, ormai mia figlia è grande – spiega Paolo - ha 24 anni ma preferisco venire a prenderla e farò così anche nei prossimi mesi, finché non farà buio più tardi». E Paolo da lunedì, ogni volta che torna dal lavoro, si sbriga ed esce di nuovo di casa per andare a prendere la figlia alla metropolitana. Marzia esce dai tornelli della metro. Fa l'impiegata all'Eur. Abbraccia il papà e insieme se ne vanno via. E' il turno di Giacomo Franceschini, 34 anni. Alle 19.40 aspetta la moglie. Si scambiano sms quando escono dall'ufficio. Lui al Flaminio, lei a San Paolo. Chi arriva prima aspetta l'altro. «Ormai abbiamo cronometrato i tempi, se c'è qualche ritardo mi attivo subito e chiamo una sua collega – spiega - Per tornare a casa dobbiamo fare una strada buia, una traversa di via Cesare Baronio, vicino al mercato la sera non c'è nessuno».
Ha cambiato abitudini anche Gianni Antonacci, 52 anni. «Vengo a prendere mia moglie in macchina alla metro – spiega – abbiamo paura, sarà un po' di suggestione – riconosce – ma preferiamo così, se restassi a casa ad aspettarla non mi sentirei con la coscienza a posto». A passeggiare sotto la metro c'è pure qualche mamma. «Non sarò forte come un uomo – racconta Adele Bevilacqua, 43 anni – ma mia figlia non la lascio sola, almeno in due ci facciamo coraggio, sul vialone di via Nocera Umbra dolo le 20 è un deserto e io ho paura».
Fonte Ilmessaggero.it
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Tags: metro, sicurezza.



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