Nelle viscere dell’ex base Nato. «Un museo della guerra mancata»
Scritto da Spiare.com • Giovedì, 22 aprile 2010 • Categoria: Controspionaggio
L'orario dei due barbieri è ancora appeso su una delle lavagne. Si davano il turno. In mensa ci sono le oliere e le posate. Non ci sono più i tavoli e le sedie. Probabilmente erano parte del «materiale sensibile», da portare via. Sono rimasti i paesaggi surreali delle Alpi. Due poster a misura di parete.
Perchè altro «paesaggio», se non quello stampato, da lì non si può vedere. I lavandini dei bagni sono di marmo. L'unica «sciccheria», se così si può chiamare, in un posto del genere dove le «piscine» sono tre vasche gigantesche, la cui acqua nulla ha a che fare con le bracciate a stile libero, ma serviva per la «sopravvivenza ».
Ma è quando si entra in quella che si chiamava «sala Tempest» che si realizza dove veramente si è. Prima quella sensazione te la danno le porte. Sono come quelle di un sottomarino. Spesse almeno una ventina di centimetri.










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