Come uccidere un uomo senza lasciare traccia. Servizi segreti, spie, terroristi e dintorni.

Scritto da Spiare.com • Mercoledì, 21 gennaio 2009 • Categoria: Letteratura Spy


Nel corso di questo anno, nel blog, abbiamo pubblicato diversi articoli in cui sottolineavamo le morti di alcune persone informate sui fatti, avvenute poco prima di essere ascoltati dai PM o prima dell’audizione a qualche commissione parlamentare d’inchiesta.

Il risultato di queste morti improvvise è sempre stata la mancata individuazione di mandanti ed autori dei vari delitti o stragi.



I modi in cui questi testimoni sono morti sono stati i più vari:

- incidenti stradali;
- rapine finite male;
- pallottole vaganti;
- suicidi;
- complicazioni post-operatorie;
- infarti, ecc..

In alcuni casi i lettori sono sembrati un po’ scettici quando abbiamo avanzato dubbi su alcune morti, soprattutto quando il referto autoptico confermava, magari, l’infarto o il cancro.

Allora vediamo come, secondo l’enciclopedia dello spionaggio (ed. Attualità del Parlamento, Roma), scritta da Giuseppe Muratori, Presidente dell’Istituto Ricerche Comunicazioni Sociali (IRCS) nel 1993, si può uccidere una persona facendo credere che sia deceduta per cause naturali.

E’ appena il caso di sottolineare come i metodi qui elencati siano stati resi pubblici nel 1993 e quindi, con buona probabilità, già all’epoca superati da tecniche molto più sofisticate ed ancora sconosciute (altrimenti non li avrebbero pubblicati).

Ecco alcuni metodi:


ACIDO CIANIDRICO, comunemente detto acido prussico. Sostanza letale ad effetto rapido e sicuro usato da agenti dei servizi segreti militari per assassinare i nemici. Nell’industria è usato come disinfettante gassoso


ACIDO OSSALICO, usato nell’analisi chimica, come sbiancante nell’industria della stampa e nella produzione di tinture, detersivi, carta, gomma, ecc.. Anche questo usato come sostanza letale da agenti di certi servizi segreti militari per assassinare i nemici;


CELLULE CANCEROGENE VIVE, utilizzate con iniezioni da agenti di certi servizi segreti militari per assassinare avversari e agenti nemici. Il reperimento delle cellule cancerogene vive avviene, clandestinamente, nelle facoltà universitarie di medicina e in certi laboratori che le tengono di scorta per gli scienziati impegnati nella ricerca sulla cura del cancro (se una persona muore di cancro come sospettare che sia stata uccisa?);


CIANURO, è un’arma di alluminio con silenziatore azionata da una pila da 1,5 volt. Spara proiettili formati da piccole fiale contenenti un veleno a base di cianuro che, dopo 5 minuti, non lascia alcuna traccia nell’organismo umano. E’ formata da tre cilindri, l’uno dentro l’altro. Il primo cilindro contiene una molla ed un pistone. La molla mossa da una leva spinge il pistone nel secondo cilindro. A quel momento la fialetta contenente il liquido si spezza ed il veleno è spruzzato verso il volto del nemico. La morte sopravviene in pochi istanti. Quando il medico effettua l’autopsia constata l’arresto cardiaco e diagnostica una crisi cardiaca ;


TALLIO, sostanza priva di sapore ad effetto lento sul sistema nervoso usata dalle spie per avvelenare gli agenti nemici e i traditori

Ma ancora non basta.

Se queste tecniche sono state rese note nel 1993 e, come abbiamo detto probabilmente venivano utilizzate nei decenni precedenti, un’altra tecnica, ancora più incredibile, la ricaviamo dagli atti della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, presieduta dall’ON Pellegrino (rintracciabile in internet all’indirizzo
http://testo.camera.it/_dati/leg13/lavori/bollet/200010/1018/pdf/26.pdf)

E’ il 18 ottobre del 2000, quando, nel corso della 74° seduta, Arrigo Molinari, ex questore che morirà nella notte del 27 settembre 2005 con 10 coltellate infertegli nella sua casa di Audora
[6] in una c.d. “rapina finita male”, dichiara:
MOLINARIPrima del 1978 a San Martino, o nei pressi di San Martino, venne istituito un centro diagnostico (che adesso è presente in tutte le città d’Italia, in tutti gli ospedali), il cosiddetto TAC. Il primo di questi impianti ad essere installato in Italia. Ad installare questo impianto fu fittiziamente Rosati, che aveva la gestione di questa TAC. Ma in realtà la TAC era una struttura della P2 che doveva servire


PRESIDENTE. Mi scusi avvocato Molinari, per comprendere meglio, lei sta parlando della tomografia assiale computerizzata, cioè un modo di indagine radiografica. La P2 quindi importava per prima questo tipo di macchinario.


MOLINARI. Come la P2 frequentava la pellicceria di Pavia "Annabella", gestiva anche questa struttura, perché doveva utilizzarla, non come ha ritenuto la magistratura per compiere truffe alla regione, ma per avere uno strumento, e avere in mano tutti i medici di San Martino e d’Italia che dovevano servirsi di esso quando avevano dei malati da curare. Dico di più. Quando capitava qualche politico o qualcuno che volevano disturbare o molestare, o che sapevano che stava poco bene, effettuavano anche una diagnosi falsa, dicendo che aveva un tumore. I malati poi, magari, si recavano in Inghilterra e scoprivano che il tumore non esisteva. Per cui questa TAC era una struttura della P2, non di Rosati, lo si sapeva, lo sapevano praticamente tutti. La P2 doveva impadronirsi della presidenza della facoltà di medicina; al riguardo c’è una mia relazione, non so se è stata acquisita”.
Secondo la dichiarazione di Molinari la P2, nel 1978, grazie alla complicità di medici “fratelli”, usava le strumentazioni ospedaliere per diagnosticare falsi tumori a persone “scomode”. Dopo eliminarli doveva essere facile, avvelenandoli con iniezioni che venivano fatte passare per cura. Geniale.

Ma la cosa più strana, almeno per me, è stata la reazione della Commissione ad una dichiarazione così atroce: NESSUNA!

Se scaricate l’audizione completa, potrete notare come la dichiarazione di Molinari non abbia fatto sobbalzare nessuno, e come la Commissione abbia preferito proseguire con altro discorso. O erano molto distratti, o non hanno capito la gravità di quanto veniva affermato, o, probabilmente, la cosa era già nota.

Certo questa tecnica richiede tempo e, se il personaggio scomodo deve essere eliminato velocemente, si può sempre ricorrere ai metodi elencati ad inizio articolo.

E la mente non può che tornare al Generale dei Carabiniere Manes, morto pochi minuti prima di deporre davanti alla Commissione parlamentare d’Inchiesta sullo scandalo del Sifar - Piano Solo per arresto cardiaco (vedi articolo su questo blog:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/01/quando-si-dice-che-il-meccanismo-sempre.html )

O ancora al colonnello Bonaventura, direttore dell'Ufficio analisi controspionaggio, terrorismo internazionale e criminalità organizzata transnazionale del SISMI, un personaggio-chiave nel caso del dossier Mitrokhin (era che per primo aveva materialmente ricevuto il dossier Mitrokhin, quindi colui che più di altri poteva attestarne l’autenticità), morto per infarto pochi giorni prima della sua audizione davanti alla Commissione Parlamentare chiamata ad indagare sul dossier.
Ed ancora al Colonnello Stefano Giovannone, iscritto ai Cavalieri di Malta, aveva ricoperto l’incarico di capocentro del SISMI a Beirut dal 1972 al 1981 che, arrestato nel corso dell’indagine per il traffico di armi tra OLP e Br, muore agli arresti domiciliari per “morte naturale”.

E perché no, in ultimo al capo del Corpo dei Vigili, l'ingegner Giorgio Mazzini che muore nel palazzo di giustizia di Torino dove si era recato per incontrare i magistrati che si occupano del rogo alla ThyssenKrupp. Aveva 67 anni e sarebbe andato in pensione due mesi dopo.

Ma la lista potrebbe continuare per pagine intere (vedi articolo su questo blog:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/il-testimone-servito.html )

Certo, le tecniche riportate nell’articolo sono vecchie di decenni, oggi la scienza e la tecnica hanno fatto passi da gigante in tutti i sensi, anche in quelli, purtroppo, deputati ad uccidere un uomo senza lasciare traccia.

Ed allora, quando le morti sono troppo tempestive, qualche domanda in più ce la si deve poter porre, senza per forza essere immediatamente tacciati per dietrologi, mentre la magistratura farebbe bene ad indagare un po’ più a fondo, senza archiviare troppo velocemente una morte solo perché sul referto autoptico c’è scritto: “cause naturali”.

Fonte Ariannaeditrice

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  1. Sopresa: Il SISMI spia i Fiscalisti (e non solo)

    Si arriva a questa intrigante conclusione leggendo un articolo che titola:

    "GENOVA - SPY STORY AL PESTO - ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA"

    Notizia tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/1347

    Desecretati" dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET. Dagli scaffali impolverati (ed incustoditi) della Procura delle Repubblica di Genova torna alla luce un carteggio riservato (e alquanto sconcertante). Un Thriller senza pari, storie di intrighi e spionaggio internazionale all'ombra della Lanterna. Lui - ALTANA PIETRO - è uno scomodo "giornalista" economico genovese/torinese. Vien denunciato dalla società Armatrice COECLERICI SPA per spionaggio industriale e intercettazioni telefoniche abusive. Il quotidiano ligure pubblica la notizia: "SPIATA VIA FAX L'ALTA FINANZA, INTERCEPTOR RUBA I SEGRETI DI AZIENDE ED AVVOCATI" (IL LAVORO-REPUBBLICA 20/12/1994)
    La Procura Genovese dovrà giocoforza disporre il suo proscioglimento. Si scoprirà che il "giornalista" è anche un agente del SISMI" (Servizio Segreto Militare).

    http://piemonte.indymedia.org/article/3566

    In questo link è pubblicata una lettera confidenziale inviata dall'agente del SISMI alle autorità di governo italiane a cui è allegata una memoria riservata dove compare il nome di diverse società oggetto di interesse da parte del SISMI, ed anche il nominativo di diversi noti professionisti, tra cui Victor Uckmar, Antonio Lovisolo ...

    Da quì in avanti il giallo si fà più fitto ed impenetrabile. Il cronista/spia si trasforma in Sherlock Holmes investigando sulla shipping company. Si alternano trame, cospirazioni e colpi di scena. Il novello detective scopre che la società armatoriale COECLERICI SPA è a capo di un'intelligence da far impallidire il Pentagono e far invidia ad Ekelon. Ma è solo la punta dell'iceberg....

    Buona lettura
  2. Intrigantissimo il dossier (purtroppo criptato) del SISMI. Nel rapporto scritto del Servizio Segreto Militare comunque - anche se mascherato - son riconoscibili moltissimi nomi di persone e società. Si parte da Herbert Kappler per arrivare a Bettino Craxi.

    Questi alcuni nomi che compaiono nel rapporto del SISMI:

    Herbert Kappler (capitano nazista delle SS), Studio Legale Bonelli (studio legale genovese specializzato in operazioni di alta finanza fondato dall’Avv. Franco Bonelli), Pakistan Navy, ENI-Ente Nazionale Idrocarburi (scoietà energetica italiana che compare numerose nel dossier), Banca Carige (questa banca è sempre dappertutto), ENEL (compare numerose volte nel rapporto), Arthur Andersen (società di revisione), Deutsche Bank, Gruppo Piaggio, Victor Uckmar (noto fiscalista genovese), Acna di Cengio, Domingo Cavallo (ex ministro d elle finanze argentino), Marchese Cattaneo Adorno-Gepco, Serra Holding, Beta Immobiliare (società immobiliare del Partito Comunista), Casinò de la Vallèè di Saint Vincent, Antonio Lovisolo (tributarista dello studio del fiscalista Victor Uckmar), Saddam Hussein (rais di Bagdad assassinato dalle truppe di invasione statunitensi), Kamyab Tehrani Soroosh (amministratore delegato della società Irasco-società iraniana), Dalmine, APS, Elti, Gewiss, FKV, Bina, Car, Ecomin, Kvaerner, Adam, Quaker, Kraus, Sime, Sumitomo, Rudis, Tes, Messer, Banca Intesa, ECGD, Bank Saderat, Europaische Iranische Handelsbank, HSBC, Indosuez, Credit Lyonnaise, UBAE, Bank Melli, Banca Marzaki, Fortis Bank, NIGC, Teledyne, Shimadzu, Johnson Control, Patterson Pump, PTC, KGB (ex agenzia per lo spionaggio sovietico), Coeclerici (nome che compare anche nel Dossier Mitrokin), Vincenzo Roppo (professore di economia all’Università di Genova), Financial Times, Canepa (se è Anna Canepa è un PM della DIA, Direzione Distrettuale Antimafia), Csa Zapata (centro sociale di Genova), zingari (etnia di nomadi), Csoa Leoncavallo (centro sociale milanese), Cs EL Paso (Centro sociale torinese), Ipercoop l’Aquilone (Ipermercato Coop di Genova Bolzaneto), Guardia di Finanza, Moody’s Overseas Holding, Enertad, Gruppo Agarini, Istituto Geografico De Agostini, Seat Pagine Gialle, Deloitte & Touche (società di revisione), Ignazio De Franchis (notaio), EDF, Carlo Tassara Finanziaria, Onetone, Francorosso, SKY, Azienda Mediterranea Gas e Acqua, Cameli, EFIM, Varasi, IMI, Santavaleria, Gemina, FS-Necci (Antonio Necci ex AD di Ferrovie dello Stato), Carisa, Belleli, Magneti Marelli, AMGA, ENEA, Gavio, Anas, Ultraflex Holding, Gemina Soparfin, Mediaset, Fininvest, T.A.V. (potrebbe riferirsi al progetto Alta Velocità), Comune di Genova, ENI/Montedison, Tamoil, Istituto Bancario San Paolo Torino, AEM, Morteo Industrie, Craxi (Bettino Craxi, ex politico italiano di area socialista).

    Sto Altana Pietro che scrive il rapporto sà di sicuro un sacco di cose. Ma gli avranno già tappato la bocca a dovere. Chissà quali altri nomi ci son sotto. Perchè vengono citati? Che c'entrano sti nomi con il Servizio Segreto Militare? Purtroppo (forse) non lo sapremo mai. L'Italia è (e rimarrà) il paese dei misteri.
  3. ENI, "codice etico" e Servizi Segreti

    Notizia tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/5520

    In una surreale seduta Straordinaria del Consiglio di Amministrazione dell'E.N.I. (che trovate trascritta ed in originale) evocato il nome d'un fantomatico giornalista (Altana Pietro) e dei nostri Servizi Segreti Italiani

    Stà scritto lì, nero su bianco, nel verbale del C.d.A. dell'E.N.I.:


    "... l'11 giugno 2004 Abb denuncia alcuni manager dalla sua filiale milanese di occultamento di perdite di 70 milioni di euro e rassegna al PM Francesco Greco due nomi di propri dipendenti, tali Carlo Parmeggiani e Piarantonio Prior, che sarebbero coinvolti anche anche in una tangente al manager di Enipower Larenzino Marzocchi.Mi chiedo per quanti anni ancora sarebbe andata avanti tale forma e genere di crimine se non ci fosse stata nel marzo 2004 l'indagine del professionista della stampa Altana Pietro (fonte ritenuta vicina ai Servizi Segreti) che ha fatto indagini su Enichem, Enipower, ABB; se non ci fosse stata la denuncia al Magistrato da parte di Abb, mi chiedo come possa essere motivato una tale procrastinazione di delittuoso comportamento, per altro verso una pluralità di commissionari, senza che, in più anni e sistemi di controllo aziendali interni siano riusciti ad intercettare alcunché...".
  4. Fondi neri e oro nero son due termini che van perfettamente d'accordo.

    Se poi come ingrediente c'aggiungi l'eminenza grigia (SISMI) direi che il tutto è semplicemente perfetto...
  5. News from the Indymedia portal at the link:


    http://piemonte.indymedia.org/article/6178

    “U.S. investigation in Genoa "Violated the embargo on Iran"

    Thursday, October 29th, 2009 in Genoa, the financial police searched the offices of an Iranian-Italian company specialized in the import-export: it was the crucial step taken on an international letter rogatory in the United States. The suspicion is that, through a system of "triangulation" of trade between countries, unrelated to any "black list" have been violated restrictions imposed after the UN Security Council resolutions on particular types of industrial supplies to Iran. Not fully understood the terms of engagement with the Iranian company based in Genoa, where, however, were acquired documents to be sent to the USA.

    Site Indymedia has discovered that years ago the Italian military secret service spied many Iranian society - all controlled by the Iranian government - with operational base in Genoa (IRASCO, NISCO, IRISA, TEEN TRANSPORT, ASCOTEC, IRITEC, IRAN AIR, etc etc). The site publishes some confidential SISMI's documents where he reveals the names of some secret agents: Altana Pietro and Renato Raso.
  6. Altana Pietro: lo strano agente trovato "per caso" a spiare gli iraniani


    Da il Secolo XIX di Genova del 3 novembre 2009:

    "... La perquisizione nell'abitazione di un "presunto ricettatore" rivelò carte top secret... Pietro Altana 49 anni almeno due mestieri dichiarati (Giornalista ed all'occasione addetto alle pulizie di alcune grandi aziende genovesi) e altrettanti nomi d'arte, è il protagonista, dai contorni ancora indecifrabili, di un'inchiesta della Procura di Genova avviata e chiusa in gran segreto ... un'inchiesta condotta dal PM ANNA CANEPA (oggi anna Procura Nazionale Antimafia) ..."

    articolo al link:

    http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/secolo_xix2.jpg

    http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/secoloxix1.jpg
  7. Corre voce che Franco Manzitti (già redattore capo di Repubblica a Genova) abbia rovinato sulle piste da sci e si sia fracassato mezza schiena.

    Franco Manzitti per la verità non cade solo sulle nevi ma cade di brutto - ahinoi – anche sulla deontologia professionale. Leggete st’avvilente storiaccia tratta dal portale Indymedia al link:


    http://piemonte.indymedia.org/article/8579

    “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.


    Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Da qualche parte forse potrebbe esserci un “Armadio della vergogna”. Quello - per intenderci - dove vengono riposti i fascicoli scomodi e da tenere al riparo da occhi indiscreti. I ripiani austeri (e sempre alquanto incustoditi) di questo archivio pare vomitino periodicamente faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora.


    Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in alcuni precedenti articoli proprio quì su Indymedia. S’ha motivo di ritenere che un cantuccio dello sgabuzzino segreto di P.zza Portoria, sia proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del Sismi (servizio segreto militare) che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni. I giudici genovesi hanno scoperto che sotto le mentite spoglie del giornalista spiava anche società dell’alta finanza (vedi C.I.R. di De Benedetti, ENI, Fiat, Telecom, Impregilo, etc), banche (Banca Carige, Mediobanca, etc, ), e la crema degli avvocati e fiscalisti (Roppo & Canepa, Bonelli, Carbone, Uckmar & C.). Come alcuni articoli del Secolo XIX e di Milano Finanza hanno rivelato, Altana ha tenuto d’occhio pure gli iraniani di Irasco in cerca di armi, roba nucleare e altro (v. link correlati a margine dell’articolo). Inutile negarlo. Le procure di mezz’Italia han vissuto per anni nella psicosi che il servizio segreto militare spiasse anche magistrati e giudici, più che naturale che procura genovese abbia riservato ad Altana una particolare attenzione. Non è affatto casuale che un magistrato come Anna Canepa, esponente di punta di Magistratura Democratica (MD è stata la prima a denunciare il dossieraggio del Sismi sui giudici) vada il merito di aver chiesto l’arresto dell’agente del Sismi. Tra l’altro, vedete com’è bizzarro il destino, il magistrato Anna Canepa è anche sorella di Paolo Canepa uno degli avvocati spiati dal Sismi, inoltre putacaso lo Studio Legale Vincenzo Roppo & Paolo Canepa è pure consulente di C.I.R. e della Fam. De Benedetti Ci sarebbe di che notiziare anche il CSM (sempre che CSM non significhi Ciechi Sordi Muti).

    Comunque dall’Armadio della vergogna ora salta fuori n’altra storia totalmente inedita sullo strano e chiacchierato 007. Stravagante quanto tragicomica. Altana ha così tanto rotto i coglioni ad una certa lobby genovese, che la stessa pare abbia deciso di fare quadrato per toglierselo una volte per tutte dai coglioni. La storia - dai contorni decisamente grotteschi e surreali - vien descritta dallo stesso Altana Pietro in un dettagliato esposto/querela depositato presso la Procura della Repubblica di Genova il giorno 20 giugno 1997 (trovate il documento di seguito come allegato pdf). Altana racconta che nel 1994 a seguito della denuncia della società Coeclerici Spa (shipping company che lo stesso agente denuncia per spionaggio) lo stesso è stato oggetto di querela per intercettazioni telefoniche abusive e spionaggio. Alessandro Perugini (noto centravanti di sfondamento del G8) e un manipolo di agenti della Digos di Genova son piombati nel suo ufficio portandogli via computer e kili di documenti. Dopo qualche mese tutto viene però archiviato. I giudici genovesi sentenzieranno esserci stata nessuna intercettazione e alcun spionaggio. L’agente segreto però viene condannato dalla procura genovese a 8 mesi di reclusione per aver diffamato la società che l’ha denunciato per spionaggio: Coeclerici Spa (un articolo del giornalista Manlio Di Salvo sul Secolo XIX viene ritenuto diffamatorio dai giudici). Dell’assoluzione per spionaggio nessuno parlerà e prenderà corpo invece una pesante campagna stampa contro lo spione del Sismi. Titola Repubblica: “Spiata via fax l’alta finanza, interceptor ruba i segreti di aziende ed avvocati … Lo spione elettronico è passato attraverso le centraline, aveva un complice aggancio alla SIP” . “Storia di spionaggio industriale, probabilmente internazionale… corrispondenze delicatissime venivano deviate dai trucchetti tecnologici”. “Parla Interceptor, ce l’ho solo con Coeclerici” (Massimo Razzi – Il Lavoro- Repubblica 20 e 23 dicembre 1994).


    Direte voi: è normalissimo e fisiologico sputtanamento. Se l’agente Sismi spia C.I.R. (una delle aziende dell’alta finanza attenzionate dal Sismi) è giusto che Carlo De Benedetti scateni contro i suoi scagnozzi di Repubblica. Il discorso non fa una grinza. Lo sfigato del Sismi allora che fa? S’organizza e attenziona anche Franco Manzitti (all’epoca direttore della sede genovese di Repubblica). E scopre che Paolo Clerici (numero uno del Gruppo Coeclerici Spa) e qualche avvocato hanno fatto pressioni su Franco Manzitti per gettargli palate di fango addosso. In una lettera riservata inviata da Manzitti ad un noto avvocato d’affari genovese (che il Sismi acquisisce) il redattore capo di Repubblica scrive: “Caro Franco, mi scuso per non esser riuscito ad arrivare al tuo ricevimento di sabato a Sant’Ilario, e mi scuso tanto anche con tua moglie, ma in questo momento come tu sai son preso dalle solite “grane” di questo ingrato giornale. Ti informo, comunque, che l’intervista di Dabove, come mi hai richiesto, non verrà pubblicata. Franco Manzitti”.


    In quei giorni si compie una curiosa operazione immobiliare. La società CoeClerici (quella che ha denunciato per spionaggio l’agente) cede all’avvocato (l’avvocato di Sant’Ilario a cui ha scritto Franco Manzitti) un lussuoso e prestigioso immobile nel centro di Genova. Sito in Via Martin Piaggio civico 17/7-8. Una cosuccia di poco conto composta da 30 vani + balconi + cantine e pertinenze, situatata a ridosso di Villetta Di Negro (vicino P.zza Corvetto). In una corrispondenza riservata della società Bulkitalia (società del Gruppo CoeClerici) - che il Sismi acquisisce e che Altana fa avere ai giudici genovesi - si legge: “Allego fotocopia assegni circolari rilasciatimi da Bonelli per complessive lire 245.000.000 che ho dato in originale a Ragusa, e corrisposti a titolo di caparra in conto prezzo. Penso che sul prezzo di vendita non ci siano problemi, l’importo della locazione di Via Padre Santo a Bonelli, è sempre stato veramente molto modesto. Ma si sa … i piaceri vanno ricambiati. Limiterei la diffusione della scrittura dandone una copia a Pulcini (preliminare di vendita) di cui trattengo io l’originale. Saluti. Emanuele Zanotti”.


    Come su riportato c’è di mezzo un“Guglielmo Dabove”. In effetti Altana Pietro era conosciuto negli ambienti dei giornali con questo stravagante pseudonimo. Qualche tempo prima aveva ricevuto nel suo ufficio il giornalista Massimo Razzi per una intervista di replica agli articoli di Repubblica. Intervista dello 007 che non è mai uscita su Repubblica. Quel che è certo – afferma Altana Pietro nella sua denuncia querela – “… è forse anche per questo che l’ordine dei giornalisti versa in uno stato di pessima salute. Bisogna realisticamente ammettere che sulla credibilità della professione giornalistica hanno influito negativamente i pesanti condizionamenti che a vari livelli hanno esercitato le lobbyes finanziarie e politiche come anche gli incroci di interessi privati sui giornali… la categoria si lamenta della preoccupante caduta di rispettabilità , ma dimentica che nonostante tutto le connivenze (che hanno progressivamente ammansito il sistema) continuano ad inquinare buona parte della comunicazione, consolidando i vecchi e perversi meccanismi che tutt’ora regolano il mondo dell’informazione”.

    Detto in parole semplici semplici, a Repubblica ci son giornalisti venduti che si prostituiscono per gratificare l’amico di turno.

    Conferma questo teorema - seppur malvolentieri - anche Massimo Razzi di Repubblica. Nella conversazione telefonica con Altana (che ahimè, l’agente del Sismi ha la stronzaggine di registrare e che poi allegherà all’esposto/denuncia). Massimo Razzi confessa fortissime pressioni fatte da Paolo Clerici su Franco Manzitti e sul giornale la Repubblica.

    Se vi volete scialare il cuore e farvi quattro ghignate ascoltatevi la registrazione della telefonata (a margine dell’articolo in formato mp3).

    Intanto questa la trascrizione (della parte saliente):


    Trascrizione telefonata Altana Pietro/Massimo Razzi del 13 marzo 1996


    ALTANA: "Io a lei non ho mai voluto querelarla ... giustamente c’è una liberta' di espressione, è un paese libero, siamo in democrazia, ed ognuno e' libero di dire tutto quello che vuole, anche delle scemenze, quindi - perdoni se la descrivo cosi' - effettivamente, ragionando con il senno del poi, non era effettivamente cosi? Lei ha scritto delle scemenze."

    RAZZI: "Si', si', ma e' che non …”

    ALTANA: "Ha scritto nel primo articolo delle scemenze, nel secondo pure, non so se ce n’era anche un terzo, anche nell'altro c'erano scritte delle scemenze. Qualcuno c'ha creduto comunque, perche' quando lei ha gettato la cosa li ' cosi ' : «questo e un intercettatore, rischia tot anni di galera» e ha sfornato tutta una serie di nominativi di intercettati che confermavano il fatto. La cosa era oramai era data per scontata; chiaramente chi mi conosceva bene sapeva che non era così . Poi' dopo 7-8 mesi quanto il magistrato ha emesso la sua archiviazione perche' la notizia di reato era risultata infondata, allora li' mi sono riscattato, pero' oramai la frittata era stata fatta. Parliamoci chiaro, nessuno è venuto a prendere le mie difese, e gli amici che hanno preso le mie difese l'hanno fatto ma in modo non molto ufficiale. Purtroppo qualcuno aveva interesse gettare un po' di fango su di me, e questi sappiamo chi sono. Lei comunque gli ha dato una bella mano, e voglio dire, con quegli articoli ha fatto la felicita' del Prof. Bonelli e del Sig. Clerici; non so se sia casuale questo, mi auguro di si, ma considerando il contesto della situazione non so se sia poi tanto casuale… Se lei fosse stata una persona coerente, una persona. diciamo, un po' piu' obiettiva, forse avrei avuto gia da li' una dimostrazione … prima di scrivere certe cose si cercano dei riscontri, come un giornalista a modo, con criterio fa', poi io non so come funzionano le cose nel suo giornale (Il Lavoro-Repubblica ndr.) però effettivamente, a vedere i risultati, pare che fosse esattamente vero quello che mi si diceva, cioe' che il Manzitti non era poi del tutto disinteressato nella cosa, aveva qualche interesse, diciamo, a sputtanarmi un pochettino. I malvagi mi hanno detto che ha fatto qualche pressione perché scrivessi quelle belinate li …”.

    RAZZI: "No, le cose sono completamente diverse perché …”.


    ALTANA: "Mi hanno detto: 'stai attento che Manzitti ci ha messo lo zampino' , e io credo che non sia completamente falso”.

    RAZZI: "Se mai Manzitti ci ha messo lo zampino dopo, se vuoi ti racconto esattamente come è andata"

    ALTANA: "E allora raccontami a grandi linee perche' mi interessa”.

    RAZZI: "Semplicemente questo: io ho avuto le notizie assolutamente da fonti diverse da Coeclerici , e Manzitti non sapeva niente, anzi".

    ALTANA: "Da Gattorno (Sebastiano ndr.), sappiamo”

    RAZZI: "Da ambienti vicini a Gattorno si', non solo da quelli, per esempio c'erano altri avvocati che credevano davvero d'essere intercettati, perche' non riuscivano a capire come certi documenti potessero ..."

    ALTANA: "Ma no, l'ho spiegato perche' gli avvocati credono di essere intercettati".

    RAZZI: "Un momento, aspetti un attimo, lei me lo ha spiegato dopo che ho scritto i primi pezzi, allora, quando io ho citato i nomi degli avvocati che ritenevano in qualche modo di essere intercettati, oppure che documenti che erano passati per i loro studi erano usciti fuori, loro temevano di perdere la fiducia dei loro clienti, di conseguenza qualcuno di loro si e' spaventato e ha fatto arrivare qualche voce".

    ALTANA: "Questa e un palla totale, e lo posso anche dimostrare, perche' anch1io ho ricercato qualche riscontro in relazione a questa vicenda, e le posso garantire che questa e' una balla totale. Fu una grande congiura, e' stata solo una grande congiura, organizzata a tavolino, con l'intenzionale calcolo di danneggiarmi e basta. E' stata ideata la questione delle microspie, e tutto …".

    RAZZI: "Io comunque, come le ho avute io, non potevo sospettare di persone in quel momento, perche' non ce n'era nessun motivo, tranne il fatto che per vie molto traverse ero riuscito ad avere delle notizie abbastanza vaghe su quello"… Quello che io ho fatto fare, a partire da queste prime voci, e' dei riscontri, perche' il suo nome era Dabove, non si riusciva a sapere quale era il nome vero”… semplicemente, io ho fatto i primi du¬e pezzi semplicemente avendo riscontri con questi studi di avvocati che mi confermavano che ... e mi dicevano che per quello che avevano capito loro la strada era quella e fino a li' Manzitti no ha fatto nessuna pressione, anzi, non sapeva neanche di che cosa si trattasse, e non sapeva di piu' di quello che sapevo io. La ¬pressione di Manzitti, che c'e' stata, e della quale io sono rimasto personalmente molto amareggiato, e' questo aver subito tutte le tue accuse che ritengo in parte giuste, e per cui me le tengo, pero' il punto è questo: ho fatto un pezzo con l'intervista a te di un'intera pagina, dove si raccontava tutta la tua versione, premettendo - in un cappellino - che questa era la tua versione e che mi sembrava …”.

    ALTANA: "Ma questo in quell 'articolo in cui dici: “Da bove si è fatto vivo".

    RAZZI: "No l'articolo non e' mai uscito".

    ALTANA: "Ah non e' mai uscito, perche' quell 'articolo li' io non l'ho mai letto”.

    RAZZI: "Infatti quando sono venuto da te per l’intervista, l'ho scritta, l'intervista che ti ho fatto".

    ALTANA: "Si' ma non l'hai mai pubblicata"

    RAZZI: "Io l'ho data a Manzitti , ovviamente, per farla uscire, e lì' c'e' stata una pressione fortissima su Manzitti di Clerici . Manzitti tra l'altro, l'ha fatta vedere all 'avvocato del giornale, Tonani, e Tonani ha detto: 'va bene secondo me, si puo' pubblicare perche' non ci sono gli estremi per nessuna querela' , e Paolo Clerici ha fatto il diavolo a quattro; e questa e stata l'unica volta in vita mia, da quando sono stato in quel giornale che . . .”

    ALTANA: "Esattamente quello che ho saputo io".

    RAZZI: "Questa e'l'unica cosa di cui mi rammarico. Io mi rammarico, nel senso che quell'intervista io non sono mai riuscito a farle uscire. E sulla cosa ho avuto delle discussioni con Manzitti, cor il quale poi siamo amici per tantissime altre cose, e lui su questo non ce la faceva perche' aveva ricevuto delle pressioni fortissime, non me lo diceva cosi' apertamente, ma si capiva".

    ALTANA: "Non si puo' parlare male di Clerici".

    RAZZI: "Come?".

    ALTANA: "Su Clerici non si puo' parlare male".

    RAZZI: "No, secondo me lui ... non e' proprio vero in assoluto, in altre occasioni mi sono anche esposto a questo riguardo".

    ALTANA: "Sig. Razzi, se si e' dipendenti come lei non si puo' parlare di certe cose, per quello dico così'. Ma va be', questo lei me lo insegna. Bisogna essere al di fuori di certe strutture, e anche quando si e' al di fuori si deve rendere piu' conto di un dipendente".

    RAZZI: "Si' infatti lo so questo, questo piu' chiaro di cosi'. Le dico che e' cosi', questo e' andato così'. questa e' la cosa per la quale lei ha ragione nei miei confronti".

    ALTANA: "No, quella e tante altre".

    RAZZI: " ... per come ho lavorato io, sulla prima parte ho raccolto alcune informazioni, non avevo altra fonte, lei non esisteva per me perche' non riuscivo a trovarla. Quando sono riuscito a trovarla sono venuto a parlarle".

    ALTANA: "Però Razzi, lei ha dato per certo che le cose da lei descritte erano così'".

    RAZZI: "No, no, Il pezzo aveva tutte le caratteristiche del pezzo sulla base delle poche notizie che avevo a disposizione e sulla base dei riscrontri che avevo potuto avere, che non davano certezze e.. Le assicuro che questa e' la pura verita'".


    La querela dell’agente del Sismi contro Paolo Clerici, Franco Manzitti, Massimo Razzi, Repubblica & C. rimarrà sepolta nell’armadio della vergogna per lustri e nessuno ne parlerà più. Sino ad oggi.

    La morale? Che la giustizia raramente trionfa ed il fango è sicuramente molto meno sporco di certi personaggi.

    Che dirvi, ci risentiamo alla prossima storiaccia (tanto l’armadio è zeppo zeppo di storie zozze che non vedon l’ora d’esser riesumate e raccontate).
  8. Articolo tratto dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/8908

    Scoop: Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)

    SISMI: “Operazione Cavallo di Troia” ecco come il servizio segreto militare attenzionava centri sociali, alta finanza, avvocati, banche ed iraniani.

    Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Lo stramaledetto “Armadio della vergogna”. continua a vomitare faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora. Ecco come il Sismi attenzionava Roppo & Canepa nonché C&C (Carige & Cir e Coe & Clerici). A smascherare lo 007 del Sismi non i CC (Carabinieri) ma il duo inquirente Canepa & Canciani.
    Accidenti se li ha fregati. Li ha fregati tutti, quell'Altana…. L’agente del Sismi Altana Pietro sembra l'unico a custodire certezze in questa intricata spy story dove la realtà è tutto meno ciò che sembra, sfuggente come la sabbia di queste spiagge liguri. Li ha fregati tutti. Le banche, l’alta finanza, i centri sociali, gli iraniani. Forse anche i giudici. E ora tremano anche alcuni magistrati. L’armadio della vergogna è quel famoso archivio dove pare siano stati riposti per anni tutti quei fascicoli scomodi da tenere al riparo da occhi indiscreti. Almeno un ripiano dell’archivio segreto di P.zza Portoria, è proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del servizio segreto militare che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni per il Sismi.

    Qui una sintesi:

    - “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5620

    Lo 007, all'anagrafe Altana Pietro, è conosciuto anche con alcuni strani pseudonimi come "Guglielmo Dabove" e/o “Franco Ugo Davolio” (“Diavolio” sarebbe più corretto). Ha 49 anni, look alla kojak (capoccia lucida e rasata) elegante e con la faccia da bravo ragazzo. Per alcuni non è che un Robin Hood in giacca e cravatta. Ma chi sia davvero, nessuno - neppure i giudici di palazzo di giustizia di Genova - possono dirlo con esattezza. La sua storia è la trama di un intrigo internazionale, un racconto che si snoda ricco di insidie tra spie e servizi segreti, depistaggi, presunti rapimenti, export di armi per l’Iran etc etc. Di sicuro si sa che Altana Pietro, esperto informatico nato a Torino da una famiglia di origini genovesi, doppio passaporto – italiano e americano - ha sottratto documenti riservati alle più importanti società italiane ed estere, nonché informazioni super-segrete a prestigiosi avvocati d’affari.

    Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in precedenti articoli proprio quì sul portale Indymedia. L’attività di intelligente dello 007 del Sismi però non s’è esaurita infiltrandosi nei centri sociali. Il primo tassello di questo intricato puzzle si rintraccia seguendo il filo di importanti società dell’alta finanza e aziende in odor di mafia e traffico d’armi.che l’agente Altana risulta aver spiato per lungo tempo.

    Qui una sintesi:

    - “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
    http://piemonte.indymedia.org/article/6564


    Il capitolo più intrigante di questa incredibile storia concerne invece l’attività di intelligence dei servizi segreti militari nell’ambito di un certo tipo di studi legali. Per intenderci stiamo parlando di importanti avvocati d’affari (non certo di penalisti) nonché di avvocati fiscalisti di primissimo piano.

    Dicevamo operazione “Cavallo di Troia”. Anche le città più fortificate possono essere conquistate senza dar battaglia. Come fece Ulisse. Ossia con una scaltra intrusione nella fortezza del nemico. Quello che ha fatto il Servizio segreto militare. S’è introdotta negli uffici delle migliori law firms genovesi per spiarne i (torbidi?) affari. Facendolo con grande fantasia e stile (bisogna ammetterlo). Per il tramite dell’agente del Sismi (alla bisogna anche del Sisde) Altana Pietro.

    Milano Finanza e il quotidiano iIl Secolo XIX in una serie di articoli dedicati all’agente segreto hanno in parte già svelato l’arcano. Scrive il Secolo XIX nell’edizione del 5 novembre 2009: “…schedati a Genova banche e avvocati, si infiltrò nei centri sociali per il g8
    Sentenza-choc: lavorava davvero per i servizi segreti, ma ha esagerato …cercava documenti top secret, facendo l'addetto delle pulizie di alcune aziende genovesi … poi una volta o due a settimana consegnava tutto al suo contatto, un maresciallo della Guardia di Finanza…”.

    continua ...

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